Il procurement è per sua stessa natura una realtà in continua evoluzione, dove ogni anno sono diversi e nuovi i temi da affrontare e gli obiettivi da raggiungere: il 2017 in particolare è stato l’anno della sostenibilità e della green economy, concetti importanti dal punto di vista etico ma anche prettamente manageriale,in quanto attraverso l’applicazione di principi green è possibile risparmiare cifre interessanti nel bilancio. Implementare un modello di produzione aziendale sostenibile non è comunque un processo facile, ma appare oggi una scelta lungimirante e necessaria in quanto i consumatori sono sempre più attenti agli aspetti etici ed ecologici della produzione di beni e servizi, mentre sono sempre più numerose le realtà che pubblicano il proprio bilancio di sostenibilità: tra queste citiamo in particolare per il Belpaese Poste Italiane, Brembo, ABB, ENEL, A2A e giganti del Made in Italy come Ferragamo e Barilla.

Si parla quindi tanto di circular economy, ma cosa significa veramente questa espressione? La circular economy è in pratica un modello economico progettato per autorigenerarsi e sprecare meno risorse possibili: i materiali biologici devono essere reimmessi in natura mentre quelli di origine tecnica dovranno essere progettati per erogare il massimo valore possibile prima dello smaltimento, un percorso ecologico che tiene conto degli sprechi cercando di ridurre al minimo spese e surplus. Anche in Italia questo approccio a una produzione più responsabile e rispettosa dell’ambiente inizia a farsi strada, come conferma tra l’altro anche Eleonora Rizzuto, Presidente di AISEC (Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare): “Indicatori di circolarità, come il tasso di innovazione, il riciclo dei rifiuti o il Life Cycle Assessment cominciano a comparire all’interno dei bilanci etici delle grandi aziende, anche se ancora molto rimane da fare.

GREEN ECONOMY

Esistono per esempio sperimentazioni di cross procurement dove gli scarti di metalli preziosi dell’industria dentaria sono reimmessi nella produzione di componenti altamente tecnologici nell’elettronica di consumo, e lo stesso dicasi per i fondi di caffè utilizzati come fertilizzante in sostituzione dei prodotti chimici nelle fungaie orobiche”. La sensibilità sul tema c’è dunque in Italia, ma la strada da percorrere è certamente ancora lunga. Per semplificare questo cammino tuttavia vogliamo riportare le parole di Eleonora Rizzuto e i suoi consigli pratici per riuscire a imboccare con successo la strada della green economy: “Fare prima di tutto un assessment dei processi per capire come funziona la produzione e dove si manifestano gli sprechi. Quindi approcciarsi all’eco-design e progettare nativamente i prodotti perché siano eco-sostenibili e riciclabili fino a esprimere il massimo del loro valore. Infine, avere un occhio di riguardo per la sostenibilità economica di queste iniziative, che deve andare di pari passo con quella ambientale”.