Le rilevazioni dell’ultima settimana del World Container Index riportano di un trend di miglioramento continuo dei prezzi, a testimoniare una quiete nell’economia e nel commercio globale nonostante non si possa parlare di ritorno a livelli pre-pandemia.

Oltre ai prezzi, migliorano anche i tempi di consegna, come riportato da Sea Intelligence. Una situazione che pur nelle incertezze sistemiche legate alla competizione tra grandi potenze e alle guerre in atto, dall’Ucraina al Sudan, danno impressione di solidità dei mercati. I principali operatori e le rotte più battute fanno segnalare una sostanziale quiete.

Il prezzo dei container per l’ultima settimana

Il World Container Index composito di Drewry è diminuito dell’1% a 1.741 dollari per container da 40 piedi la scorsa settimana, una stima che certifica un -77% rispetto alla stessa settimana del 2022 e dell’83% al di sotto del picco di 10.377 dollari di settembre 2021. Il dato è inoltre inferiore del 35% rispetto alla media decennale di 2.688 dollari, indicando un ritorno a prezzi più normali, ma pur sempre superiore del 23% rispetto ai tassi medi del 2019 (pre-pandemia).

L’indice composito medio per l’anno in corso, invece, è di 1.876 dollari per container, ovvero inferiore di 812 dollari rispetto alla media decennale. Le tariffe di trasporto su Rotterdam – New York sono diminuite del 5%, quelle su New York – Rotterdam sono scivolate del 4% e le tariffe di trasporto su Shanghai – Rotterdam si sono contratte del 2%. Inoltre, i tassi su Shanghai – Genova hanno avuto un magro calo dell’1% a 2.207 dollari per unità da 40 piedi. Le tariffe su Shanghai – Los Angeles, Rotterdam – Shanghai, Los Angeles – Shanghai e Shanghai – New York si aggiravano intorno al livello della settimana precedente. Drewry prevede che i tassi spot Est-Ovest su rotte diverse da quella transatlantica saranno ancora più stabili nelle prossime settimane.

Tempi di consegna sempre più puntuali

Le ultime rilevazioni di Sea-Intelligence riportate nel periodico Global Liner Performance mostrano come a marzo sia arrivato ‘in orario’ il 62,6% delle navi, con un miglioramento di 2,4 punti percentuali sul mese precedente. Un valore che porta la puntualità di queste unità commerciali a stringere la distanza dall’andamento degli anni scorsi, in particolare rispetto ai risultati del marzo 2020 (circa 70%), quando la pandemia da Covid-19 era ai suoi inizi, e ancora di più in relazione a quelli del 2018 (intorno al 65%). L’incremento risulta ancora più evidente se rapportato al marzo dello scorso anno, rispetto al quale questo parametro risulta superiore di 26,8 punti percentuali a testimonianza di un ritorno a tempi più “normali”.

Parallelamente, secondo il report, risulta in calo il ritardo medio accumulato dalle navi che non hanno rispettato la tabella di marcia, il quale scende a 5,03 giorni (-0,26 giorni rispetto a febbraio), risultando così solo lievemente superiore a quello del marzo 2020 e invece inferiore di ben 2,41 giorni al dato del marzo 2022. Come scrive Supply Chain Italy, sono poche le variazioni nella classifica dei vettori più puntuali, che vede ancora in prima fila Maersk (68,6% delle sue navi), seguita a breve distanza da Msc (67,7%). Altre cinque compagnie mostrano un’affidabilità superiore al 60%: Hamburg Sud, Evergreen, Pil, Wan Hai, Cma Cgm. Le restanti, tra le 14 prese in esame dal report, si collocano comunque tutte nella fascia di puntualità del 50-60% dei casi.

“Tredici dei quattordici vettori hanno migliorato nel mese le loro prestazioni (calano solo, leggermente, quelle di Hmm) con uno scatto registrato in particolare da Zim che guadagna 7,1 punti percentuali, mentre nel confronto anno su anno tutti i 14 operatori risultano avere incrementato le proprie performance” conclude Supply Chain Italy.

Una quiete ritrovata?

Come affermato in apertura, questi dati rispecchiano una situazione generale di quiete che riguarda tanto i prezzi quanto i tempi di consegna. La speranza è che ciò si riveli una condizione stabile e non un fattore che preannuncia un’ulteriore tempesta. Seppure non ci siano correlazioni evidenti, questo fenomeno può anche rispecchiare il sostanziale riassestamento che sta avvenendo dal punto di vista internazionale.

Crisi dei semiconduttori, pandemia, guerra in Ucraina sono stati eventi dirompenti che hanno messo a dura prova la stabilità delle supply chain e i rapporti internazionali. Al momento però, questa portata sembra sia stata assorbita e il lavoro di cura e ripensamento delle catene di approvvigionamento da parte di governi e aziende sembra stiano facendo bene a mercati, ai prezzi e alle consegne per una globalizzazione che in mezzo a reshoring e regionalizzazione delle economie sembra resistere.