Negli ultimi anni si è parlato molto delle competenze necessarie per affrontare il futuro del procurement e della supply chain. Digitalizzazione, sostenibilità, intelligenza artificiale, gestione del rischio: le sfide sono note. Meno scontato è comprendere come sviluppare realmente le persone chiamate a guidare questa trasformazione.
Come riportato da Procurious, un recente confronto tra esperti internazionali durante il Big Ideas Summit 2026 di Londra, ha acceso i riflettori su un tema cruciale: il successo delle organizzazioni dipende sempre più dalla capacità di coinvolgere, sviluppare e valorizzare il talento in tutte le sue forme.
Un engagement più basso di quanto immaginiamo
Secondo il report “State of the Global Workforce 2025” di Gallup, solo il 21% dei lavoratori a livello globale si considera realmente coinvolto nel proprio lavoro. In Europa il dato scende addirittura al 13%.
Un segnale che dovrebbe far riflettere anche il procurement. Molte persone continuano a svolgere il proprio ruolo, ma senza esprimere pienamente il proprio potenziale. Una situazione spesso invisibile ai manager, perché la disconnessione non sempre si manifesta apertamente.
La domanda allora diventa inevitabile: quante competenze, idee e capacità restano oggi inutilizzate all’interno delle nostre organizzazioni?
Dalla formazione continua agli ecosistemi di crescita
Tra le indicazioni emerse dal Summit c’è la necessità di superare una visione tradizionale della formazione, fatta di iniziative isolate e occasionali.
Le organizzazioni più evolute stanno costruendo veri e propri ecosistemi di apprendimento, nei quali le persone possono comprendere i propri punti di forza, identificare le aree di sviluppo e trovare opportunità concrete per crescere nel tempo.
Non basta più formare. Occorre creare consapevolezza.
L’AI rende il procurement più umano
Uno degli spunti più interessanti riguarda il ruolo dell’intelligenza artificiale.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’AI non sta sostituendo la componente umana del procurement. Al contrario, automatizzando attività operative e transazionali, libera tempo ed energie che possono essere dedicate a ciò che genera maggiore valore: collaborazione, relazione con gli stakeholder, capacità di influenzare, creatività e pensiero strategico. Le competenze distintive del futuro saranno sempre più umane.
Ampliare lo sguardo sul talento
Un altro tema emerso riguarda la necessità di ripensare il concetto stesso di talento.
Molte organizzazioni rischiano ancora oggi di escludere competenze preziose attraverso processi di selezione poco inclusivi o modelli di valutazione troppo standardizzati. Aprirsi a prospettive diverse significa accedere a nuove capacità di problem solving, innovazione e adattamento. Il futuro del procurement richiede ecosistemi professionali sempre più eterogenei e complementari.
Da queste evidenze nasce il TP Factor
Se il procurement del futuro sarà umano, sostenibile, digitale e ad alte performance, allora la prima domanda da porsi è semplice:
Conosci davvero il tuo potenziale?
È proprio da questa riflessione che nasce TP Factor, l’evento che si terrà il 22 giugno 2026 presso HerAcademy a Bologna.
Un format progettatao per aiutare professionisti e manager del procurement a misurare, confrontare e sviluppare le competenze che oggi fanno la differenza. I sei Factor — AI, Collaboration, Creativity, Green, Human e Performance — rappresentano infatti le dimensioni che distinguono i procurement leader capaci di generare risultati e impatto concreto.
Il percorso si sviluppa in tre fasi:
- Posizionamento, per comprendere il proprio livello di maturità sui sei Factor attraverso una scheda di assessment;
- Insight e confronto, per leggere i dati aggregati e comprendere come il proprio profilo si colloca rispetto ai trend della professione;
- Azione, attraverso tavoli di lavoro dedicati ai singoli Factor, dove trasformare competenze e idee in soluzioni concrete.


