Posted On 28 Gennaio 2021 By In Dalla Redazione With 259 Views

“Una ricetta a prova di futuro”: sveliamo il secondo ingrediente

Il carciofo, “il re dell’orto”, era conosciuto, nella sua variante selvatica, fin dai tempi dei Greci e Romani con il nome di Cynara, la ninfa che sedusse Zeus e che, a causa della gelosia del dio, finì per essere trasformata nell’ ortaggio verde e spinoso che ancora oggi consumiamo sulle nostre tavole. Come avrete capito è proprio il carciofo il secondo ingrediente della misteriosa ricetta che cucineremo il 18 febbraio insieme a Oracle e allo Chef Max Mariola dalle ore 17.

Derivante dall’arabo “al-karshuf “ – pianta che punge – il carciofo sembra essere stato addomesticato per la coltivazione dagli Etruschi, come testimonierebbero alcune raffigurazioni delle sue foglie nella necropoli etrusca di Tarquinia. 

Dall’antichità fino ai giorni nostri, il carciofo ha saputo distinguersi in diverse preparazioni e soprattutto declinarsi in innumerevoli varietà: dal più noto il “ Romanesco del Lazio IGP”, al “Lentinese”, “Carovigno di Puglia”, “Spinoso di Palermo” fino allo “Spinoso di Liguria o di Albenga”, “Violetto di Toscana” e “Violetto di Provenza”. Inoltre, oltre al consumo fresco, anche l’industria conserviera se ne è appropriata per la produzione sott’olio e surgelati. 

Insomma, un ingrediente con una lunga storia, una produzione che abbraccia il Paese da nord a sud e notevoli proprietà benefiche in grado di purificare il sangue, fortificare il cuore, disintossicare l’organismo e depurare, tra le altre cose. 

Anche se tra le sue varietà il carciofo Romanesco del Lazio IGP è forse il più noto, anche la Sicilia vanta tipologie locali tra cui il tradizionale Violetto di Sicilia. Proprio questa terra è stata il teatro di progetti di innovazione per una cinaricoltura sostenibile e di qualità grazie alla Violetto Ramacchese Cooperativa Agricola A R.L che ha portato avanti il progetto “Innovazione di prodotto e di processo per una cinaricoltura sostenibile”. 

Il carciofo è infatti una delle colture di maggiore rilevanza economica per la Sicilia che, proprio per questa ragione, ha dovuto puntare verso un’azione di innovazione non solo di prodotto ma anche di processi lungo tutta la filiera per rendere l’ortaggio sempre più competitivo e per superare le criticità strutturali che hanno minato il consolidamento della cinaricoltura. 

A compromettere il settore concorre non solo la scarsa varietà del prodotto – nella quantità, qualità e disponibilità -, che non sempre risponde alle esigenze del mercato nazionale ed estero, ma anche la necessità di manodopera per le fasi di autoapprovvigionamento dei corpi riproduttori, impianto della coltura e raccolta del prodotto. Un ulteriore aspetto che richiede una particolare attenzione è la gestione del prodotto nella fase di post-raccolta (lavaggio, refrigerazione, packaging) che, in mancanza di processi automatizzati, ritarda i tempi e aumenta i costi di confezionamento andando ad impattare anche sulla shelf life del prodotto, scarsa identità e difficile tracciabilità. 


Tutti questi punti di debolezza necessitavano una sistematizzazione e razionalizzazione con una serie di innovazioni precise: 

  • il trasferimento alle aziende produttrici di protocolli colturali basati su un impiego più efficiente delle concimazioni e delle irrigazioni, al fine di incrementare i margini di profitto e abbassare l’impatto ambientale delle attività agricole.
  • l’introduzione in coltura di nuovi genotipi di carciofo. 
  •  il miglioramento del trattamento post-raccolta dei capolini di carciofo con il trasferimento di tecniche di condizionamento automatizzato per garantire le caratteristiche igieniche, merceologiche e qualitative durante l’intero periodo della distribuzione commerciale.

 

Dopo due anni dall’introduzione di queste azioni, la cooperativa ha evidenziato un aumento della competitività, un netto miglioramento della qualità del prodotto e la riduzione di perdite dovute al deterioramento e nei costi di produzione, oltre alla totale eliminazione di possibili sostanze chimiche.

L’innovazione nei prodotti agricoli con Oracle Blockchain

L’innovazione è un vettore essenziale per tutte le aziende che vogliono fare un salto di qualità, migliorare le prestazioni o più semplicemente avere una visione a 360° sulla propria filiera. Un esempio in questo senso, senza allontanarsi dal mondo agricolo, è l’attività di efficientamento delle transazione e tracciamento del percorso dei beni nell’intera supply chain su scala globale portato avanti da Oracle con la piattaforma Oracle Blockchain, basata sullo standard industriale Hyperledger® Fabric. Una tecnologia trasversale a più settori che garantisce efficienza, trasparenza e sicurezza, protagonista di diverse soluzioni per il mercato agroalimentare. 

Clear Food, sviluppata dal Blockit e integrata con la blockchain Oracle, mira a garantire totale trasparenza, tracciabilità della filiera produttiva e distributiva, tra cui la gestione della catena del freddo. Un modo sicuro per certificare l’origine e la qualità di un prodotto agricolo, spesso difficile, dal produttore al consumatore finale per tutta la filiera. Anche Certified Origins Italia trae vantaggio dalla blockchain di Oracle per il proprio olio extra vergine di oliva italiano Bellucci di alta qualità, sia per garantire la miglior certificazione possibile, dalla fase di imbottigliamento fino al porto di arrivo negli Stati Uniti, sia per ottimizzare processi e scambio di informazioni tra l’azienda e i partner commerciali. Infine, The Food Safety Consorium (FSC) si è avvalso di Oracle come membro corporate della piattaforma di sviluppo tecnologico non profit fondata da The Hong Kong Polytechnic University per migliorare la sicurezza alimentare a livello globale. Le sfide sulla sicurezza e qualità dei cibi trovano nella soluzione di blockchain un valido alleato per tracciare la provenienza e il percorso del cibo. 

Quando cibo e innovazione si incontrano non può che nascere valore. 

 

 

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