Riportiamo di seguito l’intervista a Enrico Camerinelli, Sr. Research Analyst Europe di Aite Group e vicepresidente di CSCMP Italy, a cura di Micol Barba, responsabile della redazione, pubblicata sul magazine “The Procurement – Supply Chain & Logistics” (Anno 3 Numero 4) nella sezione Speciale From Supply Chain to Finance.

Il congresso di The Procurement dedicato a CPO e CFO.

Un bilancio più che soddisfacente, un evento destinato a diventare uno degli appuntamenti annuali più importanti di The Procurement. Il congresso From Supply chain to Finance, realizzato lo scorso 21 giugno, in collaborazione con IBM, nel ruolo di main sponsor, e sostenuto da un interessante panorama di partner e sponsor, ha offerto l’opportunità a CPO e CFO di confrontarsi e porre le basi per un’interazione proficua.

La giornata, scandita da numerosi interventi, focus group e una nutrita tavola rotonda, è stata abilmente gestita, per modalità e contenuti, da Enrico Camerinelli, Sr. Research Analyst Europe di Aite Group e vicepresidente di CSCMP Italy, che oltre a ricoprire il ruolo di chairman per l’intero programma, ha proposto una sua analisi dal titolo “Supply Chain Finance: ostacoli e preoccupazioni ancora da superare?

Dalla pratica, alla teoria, alla pratica, il percorso professionale di Enrico Camerinelli è la sintesi di un mix prolifico di esperienza sul campo e un’attività di analisi e ricerca, tesa ad offrire nuovi strumenti applicativi.

Partito dalla fabbrica, passato all’information tecnology, vendor ERP, la necessità di conoscere trend di mercato e modalità di gestione aziendale, lo hanno portato ad un lavoro di ricerca e “dalla supply chain della fabbrica, ho fatto il salto andando ad operare nel mondo degli analisti, sempre in ambito di sistemi ERP, logistica, supply chain, procurement”, racconta Camerinelli.

“Per alcuni anni sono stato responsabile europeo di un’associazione internazionale di responsabili della supply chain e lì ho cominciato a sentire parlare di supply chain finance. Ho iniziato ad interessarmene, constatando da subito quanto le banche sapessero poco delle necessità delle aziende, nelle quali, come sappiamo, non c’è solamente il responsabile finanziario che è il tipico interlocutore delle banche, ma ci sono sempre più strong influencer che si occupano di acquisti, information tecnology, vendite, logistica. Ho capito che l’SCF era un settore interessante, nel quale potevo portare la mia conoscenza e fare da ponte tra la domanda delle aziende e l’offerta delle banche”.

Ascoltando i relatori che si sono avvicendati sul palco e dagli elementi proposti nel corso della round table, cosa è emerso?

Mi ha colpito positivamente constatare una conoscenza generalizzata del SCF. Le persone presenti erano consapevoli ed allineate nel dire che l’SCF non riguarda solamente il rapporto con i fornitori ma è necessario tenere conto degli elementi relativi al capitale circolante, che è l’aspetto su cui si fondano le soluzioni di SCF lato fornitori, clienti, produzione.

Quale messaggio ha voluto trasmettere con il suo intervento?

Alla luce del fatto che c’è consapevolezza di quali siano gli strumenti di SCF, nessuno nasconde che oltre ai benefici ci siano anche delle difficoltà. Il mio intervento voleva indicare, sulla base dell’esperienza acquisita, le aree alle quali prestare maggiore attenzione, per evitare che ci si concentri troppo sugli aspetti tecnologici, sicuramente necessari, perdendo di vista elementi a contorno altrettanto importanti.

Partendo dalla domanda: “cosa bisogna tenere in conto nel momento in cui si intraprende una iniziativa di SCF?”, ho voluto proporre una serie di temi che tengono banche e aziende sveglie di notte.

Mi ha positivamente impressionato trovare riscontro nel fatto che gli argomenti da me proposti si siano rivelati centrali anche per i miei interlocutori, perché un grande rischio di chi fa ricerca di mercato è quello di pensare che qualcosa sia molto importante, mentre poi si risolve in un nulla di fatto che non interessa a nessuno. Fare SCF porta con sé delle inerzie
culturali e tecnologiche da superare. Sapere di cosa si parla quando si parla di SCF prevede il superamento di una sorta di barriera. Fino a poco tempo fa, chi si occupava di operations e produzione pensava che trattandosi di finance, l’SCF riguardasse esclusivamente il finanziere. Chi si occupava di finanza diceva che se ne dovessero occupare gli acquisti, i quali
a loro volta rimandavano tutto al mittente. Oggi questo è superato.

Che ruolo ha la tecnologia nello sviluppo del SCF ?

È un elemento fondamentale. Perché soluzioni di SCF possano esistere, è necessario che il processo di fatturazione avvenga elettronicamente. E questo è una barriera, perché molte aziende gestiscono ancora le fatture in formato cartaceo. Il passaggio dall’analogico al digitale generalmente porta ad un risparmio di tempo, all’automazione, alla riduzione degli errori. Questi benefici però sono apprezzabili in realtà solo se si trattano volumi molto alti di fatture da emettere o da ricevere mentre per le piccole imprese questo investimento non porta ad alte efficienze. Se invece a questo si aggiunge la possibilità di entrare in un circuito di sconto fatture, i benefici sono notevoli anche per le realtà più piccole. Le nuove piattaforme che gestiscono la fatturazione propongono nuove formule di pagamento e si occupano anche di tutta la parte amministrativa. Portano l’azienda in un market place, una sorta di mercato digitale dove da una parte c’è chi vende le proprie fatture e dall’altra c’è chi le compra e le finanzia.

Spunti per il prossimo congresso?

Proprio questo ultimo punto, che è anche il motivo della creazione di piattaforme più locali, ovvero quello di estendere i benefici degli strumenti di supply chain finance alle imprese più piccole.

Oltre ai fornitori strategici, che sono una minima parte, c’è una coda lunga, la long tail, che rimane fuori da certe dinamiche. Per queste realtà è necessario proporre soluzioni diverse da quelle tradizionali, verificando il merito creditizio non solo in base ai risultati finanziari ma anche e soprattutto in base ai risultati operativi di performance delle proprie attività, comprese consegna, gestione e logistica.

Appuntamento, quindi, al prossimo anno, per la seconda edizione, che già si preannuncia come il risultato di un dinamico laboratorio di idee. Nel frattempo, potete consultare il materiale proposto nel corso del congresso e rivedere le video-interviste …>>