Posted On 29 Marzo 2018 By In Innovazione With 473 Views

Blockchain, principi di funzionamento

Riportiamo di seguito l’articolo di Enrico Camerinelli, Senior Research Analyst di Aite Group, pubblicato sul magazine “The Procurement – Acquisti in team” (Anno 4 Numero 1) nella sezione Blockchain.

EnricoCamerinelli_High Res 2014(1)Se ne parla molto e sempre più persone sembrano padroneggiare l’argomento. Ma sapete tutti come funziona? Ne conoscete i meccanismi? E le sue potenziali applicazioni? Forse potrebbe servire anche al vostro business ma ancora non lo sapete.

Per fare chiarezza e offrirvi una buona base di partenza, vi proponiamo i contenuti di un recente webinar realizzato da Enrico Camerinelli, Vice Presidente Council of Supply Chain Management Professionals Italy, Sr. Research Analyst Aite Group e co-fondatore della community NdT (per i più curiosi, l’acronimo sta per “Il naso di Tommaso”, nome più che congruo con l’approccio pragmatico del suo fondatore) che si propone di offrire una semplice e chiara spiegazione di cosa sia la Blockchain.

Iniziamo con la descrizione. Una prima definizione di blockchain può essere quella di uno “speciale” database dove, contestualmente al suo inserimento, il dato viene automaticamente validato e certificato. Qualunque sia la sua natura, un acquisto, una fattura, un ordine, un pallet di merce, un certificato di qualità, diventa univoco, immutabile, non necessita di un ente centrale di controllo e non può essere caricato se non previa verifica.

IL SISTEMA DEI POSTINI

Per capire come funziona la Blockchain, si può ricorrere ad un esempio semplice, quanto efficace, “il sistema dei postini”.

Immaginate di essere un fornitore che ha consegnato della merce ad un cliente e per essere pagato, supponendo di essere in un ambiente non digitale, inviate una lettera al cliente con la richiesta di pagamento. Nella busta indicherete il mittente, il destinatario e la francatura. A questo punto, l’ufficio centrale delle poste stabilirà il postino che deve fare la presa, il quale sarà in grado di capire se la francatura è valida e le regole sono state seguite per poter effettuare la consegna.

Come faccio a sapere se e quando la lettera è stata consegnata?

È necessario chiedere al cliente.

Ma se non mi fido di quanto detto dal cliente?

Qui entriamo in uno degli aspetti più peculiari di blockchain che consente di effettuare transazioni tra persone che non necessariamente si fidino l’uno dell’altro e senza necessariamente chiedere ad un intermediario (in questo caso l’ufficio postale).

Come fare ad avere l’informazione senza fare riferimento all’ufficio postale? Come fare a rintracciare il postino che ha effettuato la consegna? Ed essere sicuro che l’abbia effettuata veramente?

Qui entriamo nelle soluzioni individuate con blockchain. Decidete di fare competere i postini per designare chi effettuerà la consegna.

E qual è il modo per far competere i postini?

Supponiamo che a tutti i postini venga detto di risolvere un sudoku. È un gioco più o meno difficile da risolvere ma una volta finito, permette facilmente di verificarne la corretta esecuzione. Una volta individuato il vincitore, costui effettua la consegna, indicando sul proprio registro tutti gli estremi: data di consegna, presa in carico, mittente, tutta una serie di informazioni che consentono di tracciare la storia di questa consegna. A questo punto distribuisce il registro con tutte queste informazioni agli altri postini che così avranno la stessa copia del registro del collega che ha effettivamente portato la busta a destinazione.

Quindi ora, alla domanda, a quale postino posso chiedere informazioni in merito alla consegna? Puoi domandare a qualsiasi postino.

Ecco come avere l’informazione senza fare riferimento all’ufficio postale! Abbiamo bisogno dell’ufficio postale perché è colui che decide le regole del gioco, ossia come vada affrancata la lettera, le modalità di consegna e prelievo. Quindi le regole del gioco vengono stabilite dalla terza parte, ma quello che si può evitare è che questa faccia poi da garante delle informazioni, cosa demandata invece “al sistema dei postini”.

E se qualcuno, ad esempio, il cliente dovesse chiedere al postino di non dire che la lettera è stata consegnata?

Corrompere il postino diventerebbe piuttosto difficile e economicamente svantaggioso, visto che sarebbe necessario corromperli tutti, essendo ognuno portatore delle stesse informazioni. Questo sistema infatti garantisce l’informazione e assicura la tracciabilità di tutte le consegne.

Ma abbiamo risolto il problema?

Non proprio, dal momento che abbiamo necessità di certificare anche il contenuto della lettera.

E anche in questo caso come risolvere la questione senza l’aiuto dell’intermediario?

Con una tecnica che si chiama Hashing (in inglese, spezzettare). È una tecnica che non è nata con blockchain ma è già esistente in tutti i sistemi di crittografia e di gestione delle nostre password. Nel caso della metafora della lettera, prima di spedirla, ne scannerizzo il contenuto e creo una copia digitale. Questo pdf viene poi processato con un software che fa hashing (sul mercato ce ne sono diversi liberi e disponibili). Per quanto possa esser complesso il documento digitale (foto, testo o video), il risultato è una stringa alfa numerica di caratteri illeggibili, dai quali non si riesce a risalire al testo originale a meno che non si abbia una chiave di accesso (una sorta di password).

DALL’ESEMPIO DEI POSTINI ALLA TERMINOLOGIA REALE DELLA BLOCKCHAIN

  • Protocollo: L’insieme dalla lettera e affrancatura
  • Miner: Il ruolo del postino.
  • Proof of work: il sudoku, nel caso di blockchain più complessa, quella che regola i bitcoin, oppure Proof of stake, Proof of Activity. Tutti questi proof servono per far sì che i miner si mettano d’accordo e stabiliscano il consenso, sostanzialmente chi sia vincitore della gara.
  • Ledger: è il blocco
  • Distributed ledger: l’insieme dei postini, quindi ogni miner, ciascuno dei quali ha una copia del registro
  • Hash: La stringa dei caratteri. Il blocco, il ledger viene incatenato agli altri blocchi, per formare una catena di blocchi, da qui block-chain.

Come avviene questa concatenazione?

Ogni volta che il miner fa una serie di consegne, chiude il blocco, verifica la validità, lo congela e lo passa agli altri, questi blocchi sono concatenati tra loro, il che permette la funzione di rintracciabilità che è molto importante in tutta la tecnologia blockchain.

Ogni blocco è collegato a quello creato in precedenza da un altro miner e viene congelato e distribuito a tutti gli altri “postini” e così via. Il blocco può contenere vari tipi di transazione. Può riguardare lo scambio di pagamenti (allora si parla di bitcoin), così come di ordini d’acquisto, contratti di fornitura, certificati di ispezione, documenti di spedizione e il suo contenuto è timestamped, tracciabile, immutabile, crittografato, decentralizzato e distribuito perché non risiede in un unico data base, in un unico server. Tutti i miner, infatti, hanno una copia di tutto il blocco generato.

Come si crea la catena di blocchi?

Ogni blocco è il risultato della sua traduzione in un Hash unito a quello risultate dalla concatenazione dei blocchi precedenti. Questa concatenazione di blocchi in stringhe sempre più complesse fa sì che, se un hacker volesse apportare delle modifiche sarebbe costretto a riprocessare tutte le transazioni del blocco, rifare tutti gli hash mentre ci sono altri blocchi successivi che nel frattempo vengono creati.

APPLICAZIONI PRATICHE

NdT, insieme al suo Community Partner The AvantGarde Group, ha individuato 25 casi d’uso di blockchain e procederà ad analizzarne alcuni. Ecco di seguito un paio di esempi:

Il primo caso riguarda l’azienda Guerra, una PMI del settore alimentare B2B. Produce semilavorati di latticini, poi venduti alla grande distribuzione o a produttori alimentari. Per assicurare che quanto produce e riceve dai suoi fornitori sia di qualità, effettua dei controlli di laboratorio. I risultati di questi controlli, la documentazione, i protocolli, le foto delle colture batteriche, vengono registrati, non solo sul data base, ma su blockchain. In questo modo, un auditor non ha necessità di fidarsi di quanto trova sul data base, ma può procedere autonomamente con le verifiche, accedendo direttamente a blockchain.

L’altro caso, riguarda un’azienda (attualmente il suo nome è coperto da riservatezza) che acquista i vitelli, che dà in soccida a delle stalle dove vengono fatti crescere per poi essere mandati alla macellazione. Quindi l’azienda incassa la differenza tra il costo dell’acquisto del vitello giovane e della vendita della carne.

In questo caso, il ciclo di cassa è molto ampio. L’azienda deve pagare subito per acquistare il vitello ma deve aspettare che diventi adulto. È un immobilizzo che non genera valore fino alla creazione del capitale intellettuale. a quando il bovino non verrà macellato e la carne venduta. In questo caso blockchain viene utilizzata come un certificatore di possesso. L’azienda, infatti, non compra i vitelli ma sono le banche, i fondi di investimenti, ad anticipare la liquidità per acquistarli, ricevendo in cambio una ricevuta che si chiama token che comprava il loro finanziamento. Questo token identifica i capi acquistati, viene messo su blockchain, e permette ai finanziatori, in caso di mancato rimborso, di dimostrare di avere giuridicamente possesso dei capi, potendo rifarsi del finanziamento vendendoli ad un’asta.

 

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