Posted On 10 maggio 2017 By In Innovazione With 498 Views

Investire nei paesi avanzati, un must per le imprese italiane

Le imprese italiane devono investire senza paura nei mercati dei paesi avanzati. Questo il messaggio emerso dallo studio “esportare la dolce vita. Il potenziale di mercato per il bello e ben fatto italiano nei mercati avanzati” presentato durante la conferenza “esportare la dolce vita” organizzata da Confindustria il 9 maggio 2017 presso il Mudec di Milano.

Secondo lo studio, l’Italia se saprà sfruttare le giuste leve nel 2022 porterà le importazioni provenienti dai paesi avanzati a quota 76,9 miliardi. Questo significa incrementare di 18,9 mld le importazioni di prodotti made in Italy, rispetto al 2016 dove l’import si attestava intorno ai 59 miliardi di euro. Usare le giuste leve, significa dunque che le società italiane dovranno attuare nuove politiche economiche per cercare di guadagnare altre quote di mercato estero.  Facendo un caso concreto; se il settore dell’alimentare, per esempio, riuscisse nei prossimi sei anni ad avere la stessa performance che ha avuto negli ultimi quattro anni la Francia negli Usa o la Spagna in Francia, potrebbe riuscire a guadagnare oltre un miliardo in più di maggiori in vendite estere. Nel caso in cui ciò non avvenisse, e quindi le imprese mantenessero lo status quo di ora, le importazioni nel 2022, raggiungerebbero quota 70 miliardi di euro. L’incremento rispetto al 2016, ci sarebbe, ma si fermerebbe a quasi 12 mld di euro rispetto ai 18,9 mld di euro che si potrebbero portare a casa.

Le imprese italiane per rosicchiare quote di mercato all’estero dovrebbero sfruttare il turismo. L’Italia è infatti una delle mete preferite in campo europeo dai tedeschi, dai francesi e dagli americani (i primi tre in classifica). Basti pensare che questi ultimi, nel 2015, hanno generato un livello di acquisti pari a 4,3 mld di euro con una media di 1.166 euro di spesa pro-capite. I turisti oltre che ammirare le bellezze italiane sono dei potenziali clienti dei prodotti del made in Italy, ma soprattutto sono potenziali ambasciatori dei prodotti di eccellenza italiani, una volta ritornati in patria. Carta, dunque, che se sfruttata saggiamente potrebbe giocare a favore delle eccellenze locali nell’incrementare il giro d’affari all’estero. Su questo tema è intervenuto il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, affermando come “le aziende italiane negli Usa sono assenti. Stiamo appena intaccando la superficie”. La strategia a cui dovrebbe puntare l’Italia, secondo Calenda, è quella tedesca. Le esportazioni in rapporto al Pil devono arrivare a quota 50% e non fermarsi all’attuale 30%. Il progetto dell’industria 4.0 ha proprio questo come obiettivo finale; ma per raggiungerlo bisogna rilanciare gli investimenti privati, lavorare sui fattori che frenano la crescita e dare fiducia alle imprese italiane. Questo dunque significa che il governo può mettere in campo strumenti economici, ma dovranno essere le società stesse a decidere come e dove usarli per favorire al meglio la propria industria.

L’investire, sempre più, nei mercati avanzati si potrebbe dunque dire che rappresenta il futuro per le imprese italiane. Lo studio mette, infatti, in evidenza come il commercio tra paesi avanzati, soprattutto per le piccole e medie imprese italiane, presenta dei vantaggi rispetto al farlo nei mercati dei paesi emergenti.  I flussi di importazione, per esempio, avvengono per il 75% in condizioni di libero scambio o attraverso accordi preferenziali, mentre nel mondo degli emergenti i dazi superano tradizionalmente la doppia cifra. I mercati degli avanzati restano e saranno sempre più “accessibili” al netto della (futura) politica commerciale messa in campo da Trump o nel caso si andasse verso un Hard Brexit con il Regno Unito.

Di Giorgia Pacione Di Bello

 

Lascia un commento