Dall’inizio dell’estate, a causa della forte siccità, il traffico nel Canale di Panama sta subendo dei rallentamenti e le navi sono costrette a limitare il carico e a sostare in attesa di transitare.

Il Canale che divide Nord America e Sud America consente il passaggio di oltre mezzo miliardo di tonnellate di merci all’anno e dalla sua creazione nel 1914 ha assunto un ruolo vitale per il commercio globale.

L’effetto della siccità

Corso d’acqua artificiale di 82 km, il Canale di Panama collega l’Oceano Atlantico con l’Oceano Pacifico consentendo il celere trasporto delle merci tra i due oceani. Le chiuse del Canale ad ogni estremità sollevano le navi fino al lago Gatun, un lago artificiale d’acqua dolce a 26 metri sul livello del mare, e sul lago Alajuela per ridurre la quantità di lavoro di scavo richiesto per il canale, e quindi abbassare le navi all’altra estremità. Da qui passano 180 rotte marittime, che servono 170 paesi e connettono 1920 porti nel mondo.

A causa della siccità di quest’estate proprio la profondità del lago Gatun, il più grande dei due laghi, è scesa al minimo da sette anni alla fine di luglio e si prevede che il livello rimarrà al di sotto dei livelli medi quinquennali fino alla fine di ottobre. Circa il 40% dei container spediti dall’Asia all’Europa passano attraverso il Canale, il che significa che l’impatto potrebbe estendersi ben oltre il Nord America intaccando soprattutto il commercio di materie prime alimentari (mais e soia su tutte) ed energetiche (petrolio, gas e carbone).

Senza il passaggio tramite questo canale, le navi dovrebbero passare per lo Stretto di Magellano, per Capo Horn e per il Passaggio di Drake in Sud America allungando sensibilmente i tempi di percorrenza. Un’opzione non sostenibile e l’unica alternativa momentanea sembra quella di utilizzare le ferrovie interne per scaricare le merci spedite tramite container sulla costa occidentale degli Stati Uniti e trasferirle attraverso il Paese.

Le contromisure adottate

In questo contesto le navi che attraversano il Canale sono costrette a viaggiare con carichi inferiori e le autorità del Canale di Panama ha ridotto il numero di slot di prenotazione per le navi più grandi. Al momento sono 131 le navi in attesa di transitare di cui 77 senza prenotazione.

L’autorità del Canale ha implementato una serie di iniziative tra cui anche i limiti di pescaggio e sta cercando soluzioni a lungo termine alla variabilità climatica e modi per adeguarsi alle nuove condizioni. Intanto le misure prese per contrastare la siccità di questi mesi resteranno in vigore per circa dieci mesi, mentre si teme per l’aumentare dell’afflusso delle navi in previsione del Natale.

Il fenomeno della siccità nel Canale, unito ai diversi effetti delle siccità in Europa e agli agenti atmosferici che hanno colpito diversi territori, tra incendi boschivi e alluvioni, pone ulteriori interrogativi rispetto alla crisi climatica che stiamo affrontando.

L’approccio reattivo non basta

In questo periodo storico è pressante la necessità di adattarsi a un contesto che in alcune aree muta improvvisamente o che comunque è destinato a variare costantemente dal punto di vista delle condizioni atmosferiche. In questo senso è inevitabile adottare misure reattive alle crisi cicliche.

Ma dall’altro lato, rimane necessario riflettere su quelli che sono gli ormai innegabili effetti antropici del cambiamento climatico per cui è necessario porre rimedio, che sono la causa di queste stesse crisi a cui reagire reattivamente. La speranza è che gli effetti sulle catene di approvvigionamento e sui commerci siano limitati, ma non è possibile fare esclusivo affidamento su risposte una tantum. Serva che si lavori su una nuova progettualità che possa produrre risposte strutturali, nella consapevolezza dei rischi del business as usual delle nostre imprese per gli esseri umani e per il pianeta.

I problemi legati alla siccità nel Canale di Panama finiranno probabilmente a 2024 inoltrato. Tuttavia, è lecito aspettarsi che la prossima estate avverrà qualcosa di analogo, per cui già da ora serve adottare delle contromisure lungimiranti. L’autorità del Canale sta già lavorando in questo senso ma un approccio complessivo e diffuso verso la mitigazione di questi effetti prodotti dalla crisi climatiche è quanto mai un imperativo sociale, politico e morale.