Posted On 1 Agosto 2019 By In Archivio Magazine With 94 Views

Donne e Procurement

MAGAZINE-TP3

Il valore della diversità negli Acquisti

The Procurement Magazine anno 5 n.3 Giugno-Luglio-Agosto 2019

L’editoriale

Mind the gap

di Micol Barba

Anno 2019. Un cancelliere donna guida il principale paese europeo; un premier donna, da poco dimissionaria, la più antica democrazia del mondo; per la prima volta ai vertici dell’Unione Europea, sono state scelte due donne. In Italia un ministro donna siede alla Difesa, antico tempio di generali e colonnelli, mentre la capitale è guidata, al di là degli esiti incerti, da un giovane sindaco donna.

Di esempi ce se sono tanti e la storia è costellata di donne, più o meno misconosciute o riesumate dopo secoli di oblio, che grazie al loro talento e tenacia hanno conquistato la libertà di fare cose a loro precluse, come studiare, viaggiare, calcare un palcoscenico, essere semplicemente donne.

Ma non sono le eroine, le capitane o le figure eccezionali a sconfiggere i gap, quantomeno non bastano, e come dimostra il Global Gender Gap Report, introdotto dal World Economic Forum nel 2006, la parità uomo donna è ancora molto lontana e secondo la Commissione UE, in Europa le perdite economiche dovute al gender gap nei livelli di occupazione ammontano a 370 miliardi di euro l’anno.

In questa classifica annuale, nel 2018, l’Italia si è attestata al 70° posto (su 149 paesi esaminati), in rimonta dall’82° dell’anno precedente ma in netto calo rispetto al 41° posto del 2015, e alla voce “economic participation and opportunity”, siamo 118°.

In questo quadro, il mondo del procurement non fa eccezione. Il vecchio feudo maschile degli acquisti e degli uffici a essi collegati si conferma ancora reticente all’aumento della presenza femminile che, se pur in aumento nei ruoli di buyer, fatica a raggiungere posizioni di responsabilità e solo a fronte di un percorso molto più faticoso di quanto richiesto ai colleghi maschi.

Non si intende, qui, alzare alti lai e ferme proteste contro un tale stato di cose, quanto piuttosto invitare a scardinare certe dinamiche, a smantellare stereotipi tanto cari ad analisi sommarie e alimentati dagli uomini quanto dalle stesse donne.

Esistono davvero attitudini tanto differenti tra uomini e donne? Questo esercizio nell’attribuire talune capacità all’una o l’altra parte, non porta forse a mantenere dei confini? Non dovremmo piuttosto ripensare all’organizzazione del lavoro e imparare a pensarci come persone, diverse sì, ma per i loro talenti e meriti?

E a proposito di merito, non sono forse numerosissime le donne che, nel più assoluto anonimato, già lo conquistano sul campo ogni giorno? Perché, come scrive Serena Dandini, nel suo recente libro, “Il catalogo delle donne valorose”, una carrellata di grandi donne dall’astronoma e filosofa alessandrina Ipazia alla giornalista Ilaria Alpi, “È facile per una donna essere valorosa. Il salto mortale per tentare di mettere insieme casa, lavoro (sempre che si riesce a trovarne uno), magari figli e cure sparse a parenti vari… già dovrebbe far scattare una decorazione al merito”.

Noi cominciamo ad assegnarne una alle tante testimoni presenti in questo numero, con l’augurio che siano d’ispirazione per tutti.

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