Posted On 11 Luglio 2020 By In Archivio Magazine With 404 Views

Green Procurement & Supply chain

magazine 2-2020

Dalla sostenibilità all’economia circolare

The Procurement Magazine anno 6 n.2 Aprile-Maggio-Giugno 2020

L’editoriale

Ricominciamo

Non è possibile prevedere il futuro ma, malgrado l’evidenza, l’uomo non è mai stato capace di accettare questo limite. Di fronte ad un pericolo immediato, le persone vogliono sentire una voce autorevole da cui trarre una certa sicurezza; vogliono che gli venga pronosticato cosa accadrà e che tutto andrà bene (non vi torna familiare? è stato lo slogan di questo lockdown). Come osserva Mark Lilla, professore di studi umanistici alla Columbia university, in un suo recente articolo pubblicato sul New York Times, sembra che non siamo ben progettati per vivere nell’incertezza. Nei secoli, parafrasando Lilla, abbiamo dismesso le sacerdotesse di Delfi e i profeti sono stati sostituiti da esperti meno enfatici che non fanno pronostici sotto l’effetto di qualche sostanza ma al  massimo sorseggiano acqua minerale nei talk show e hanno sostituito la lettura del fegato di pecora con big data e modelli statistici. Nonostante tutti gli sforzi, però, la domanda di lungimiranza non viene mai appagata e forse stiamo perdendo tempo a chiederci come sarà questa nuova normalità post-pandemia invece di capire cosa vogliamo e cosa fare perché accada.

Pare, dunque, arrivato il momento: “riprendiamoci il futuro e torniamo a progettarlo invece di vivere in un eterno presente”. E’ questa l’esortazione dello storico Aldo Schiavone che, nel suo ultimo saggio scritto appena prima dell’inizio della pandemia, ripercorre l’evoluzione del concetto di progresso, oggi parola quasi da evitare, “ricordo di perdute ingenuità intellettuali”, sostituita nel Novecento dalla più neutra e meno impegnativa “crescita”.

Ma qualunque sia la nozione di progresso elaborata nell’evoluzione del pensiero, la storia umana  è una freccia scoccata nella notte dei tempi, è progressione spinta dalla nostra tendenza verso la conoscenza e la conquista della natura, è il risultato tra  progresso tecnico e potenza della specie. 

E a che punto si trova ora la freccia? Come osserva Schiavone, il genere umano sarebbe arrivato al momento di confluenza tra natura e cultura che per secoli hanno proceduto parallelamente. La natura diventa quella che la cultura decide di non invadere, è il risultato di una nostra scelta, la sua onnipotenza viene messa in discussione. La preservazione dell’ambiente diventa dunque il risultato della nostra volontà di non toccare e invadere la natura e questo ci offre grandissime responsabilità, carica di rischi il nostro presente, ci pone di fronte a molteplici potenzialità.

Ecco che la sostenibilità si inserisce con sempre maggiore convinzione nelle dinamiche economiche e politiche. Se da un lato, soprattutto tra le generazioni più giovani, è il risultato di “un’ansia ecologista che tradisce un bisogno di alternativa e di nuova costruzione dell’umano”, dall’altro è destituita di tutta la sua carica filantropica per diventare pilar strategico per le aziende, dimostrando la sua capacità di creare valore finanziario, di essere leva competitiva e strumento imprescindibile per ridisegnare una supply chain più solida, a prova di qualunque crisi. In questo numero, le esperienze di Erg, Enel e Intesa Sanpaolo esemplificano con efficacia questi effetti, evidenziando tutta l’urgenza di riformulare il proprio business in chiave green per cavalcare la ripartenza.

Il tempo è scaduto. Non possiamo più aspettare, se non vogliamo fare la fine della rana di Noam Chomsky, come ricorda in un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore, Alessandro Rosina professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. 

“Finita all’interno di una pentola in cui l’acqua diventa lentamente sempre più calda, la rana non percepisce la gravità di una condizione che va progressivamente a peggiorare, diventa così via via più debole fino a trovarsi alla fine bollita. Questa crisi potrebbe essere per il nostro paese (e per il mondo intero, ndr) lo shock che serve per saltare fuori dalla pentola e riorientare positivamente la nostra rotta verso il futuro”.

 

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