Posted On 17 Gennaio 2019 By In Archivio Magazine With 150 Views

Il futuro del Procurement

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Tra evoluzione tecnologica e qualità umane

The Procurement Magazine anno 5 n.1 Gennaio – Febbraio 2019

L’editoriale

Fronte del porto

di Micol Barba

Prima ancora di studiare a scuola le rivoluzioni industriali, da piccola ibrida genovese, mi ha sempre fascinato ascoltare le conseguenze prodotte da un oggetto all’apparenza tanto semplice come il container: grossi scatoloni, arrivati per mare, dapprima nascosti nelle pance delle navi traghetto, poi sempre più svettanti, su cargo giramondo.

Sono stati inventati da Malcom McLean, assunto allo stesso Olimpo di Steve Jobs e Bill Gates per la portata della sua intuizione. Queste scatole colorate, hanno trasportato, per mare e per terra, l’evoluzione meccanica e digitale, lo sviluppo della globalizzazione e la nascita della logistica intermodale, stravolgendo la fisionomia dei porti, il lavoro marittimo e quello industriale, ridisegnando le forze economiche mondiali.

Da porto emporio a porto di transito, dalle semoventi a gru sempre più maestose, capaci di movimentare e impilare contenitori sempre più in alto, prima a due poi fino a cinque, sei posizioni, il porto di Genova come tutti gli altri porti, ha cambiato vocazione e struttura. Ha visto drasticamente ridotta la sua manodopera, dove prima una nave con merci varie richiedeva più di 10 squadre per le operazioni di sbarco e imbarco, oggi per una porta container bastano 4/5 squadre e presto, anche l’uomo sulla gru, non sarà più necessario.

Se una “semplice” scatola ha portato ad una tale trasformazione, va da sé che questa quarta rivoluzione, che ci apprestiamo a vivere avrà conseguenze capillari, come prevede, ad esempio, un rapporto del World Economic Forum, secondo il quale entro il 2022 intelligenza artificiale e robot creeranno 133 milioni di posti di lavoro, cancellandone al contempo 75 milioni, e se nel 2018, il 71% delle ore di lavoro è stato svolto da uomini e il 29% da macchine, nei prossimi 4 anni la proporzione si attesterà a 58% e 42%.

E dato che nessun settore o tipologia di lavoro rimarrà indenne dall’avanzata tecnologica, cosa succederà al Procurement? Alcuni tra i vostri colleghi, a mezza voce, in tono scherzoso e disincantato profetizzano la fine della funzione acquisti, altri, come Guillermo Sarria, Global Procurement di Alfaparf, sostengono che ne rimarranno solo “pochi ma buoni”, altri ancora ribattono ergendo le soft skill, come l’arte di negoziare, a prerogativa troppo umana perché possa essere replicata da una macchina.

Visti gli scenari che si delineano, forse una risposta interessante emersa a Davos, qualche settimana fa, è data da Accenture che non solo ha messo a punto un software per prevedere quanto del lavoro di ognuno dei suoi dipendenti sia a rischio automazione ma in quattro anni ha riqualificato 300.000 dei circa 470.000 lavoratori.

Nel suo impegno quotidiano di rappresentazione e analisi dei prossimi sviluppi, anche The Procurement si pone in uno stato di evoluzione permanente e tra grandi e piccoli passi, inizia l’anno “tirando a lucido”, è proprio il caso di dire, la sua copertina e apportando alcuni piccoli ma pensiamo interessanti cambiamenti grafici. Un piccolo divertissement estetico, sintomo però di una maggiore maturità e consapevolezza e di un’impostazione comunicativa sempre più dinamica e incisiva.

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