Il nuovo Global Critical Minerals Outlook 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia evidenzia un paradosso sempre più evidente: la domanda di minerali strategici continua a crescere, ma gli investimenti rallentano e la concentrazione geografica della produzione aumenta. Il risultato è una filiera globale più vulnerabile alle tensioni geopolitiche e alle restrizioni commerciali.

La transizione energetica, l’elettrificazione dei trasporti, l’espansione dell’intelligenza artificiale, la produzione di semiconduttori e il rafforzamento dell’industria della difesa stanno trasformando i minerali critici in una delle principali leve della competizione economica mondiale. Ma proprio mentre la loro importanza strategica cresce, emergono nuovi fattori di rischio.

È il quadro delineato dal Global Critical Minerals Outlook 2026, il rapporto annuale pubblicato dall’International Energy Agency (IEA), che analizza l’evoluzione dei mercati di rame, litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare, oltre ad altri materiali strategici indispensabili per le tecnologie pulite e le industrie avanzate.

Investimenti in frenata nonostante una domanda in forte crescita

Il dato che più colpisce è il rallentamento degli investimenti. Nel 2025 gli investimenti globali nei minerali critici sono diminuiti del 9%, interrompendo un ciclo pluriennale di crescita. Ancora più marcato il calo nelle materie prime destinate alle batterie, dove gli investimenti sono scesi di oltre il 20%. Anche le attività di esplorazione hanno registrato una contrazione superiore al 10%.

Secondo l’IEA, il fenomeno è riconducibile a un mix di fattori:

  • maggiore incertezza geopolitica;
  • volatilità dei prezzi;
  • aumento del rischio percepito dagli investitori;
  • tempi molto lunghi per l’avvio di nuovi progetti minerari.

Il problema è che la domanda continua invece a crescere. Nello scenario “Stated Policies” dell’IEA, il fabbisogno complessivo di minerali critici quasi raddoppierà entro il 2040. Il litio è destinato a triplicare, mentre nichel, grafite e terre rare registreranno incrementi compresi tra il 50% e il 90%.

La dipendenza da Cina e Indonesia continua ad aumentare

Nonostante gli sforzi di Stati Uniti, Europa, Giappone e altri Paesi per diversificare le fonti di approvvigionamento, la concentrazione della raffinazione continua a crescere.

Nel 2025 Cina e Indonesia hanno rappresentato oltre il 75% dell’aumento mondiale della capacità di raffinazione dei minerali critici. La Cina rimane dominante soprattutto nelle terre rare, nella grafite e in numerosi materiali destinati alle batterie, mentre l’Indonesia consolida il proprio ruolo nella raffinazione del nichel.

Escludendo le terre rare, il principale Paese raffinatore controlla mediamente il 72% della capacità globale, una quota superiore rispetto agli anni precedenti.

Secondo Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA: “Enormi quantità di valore economico dipendono da volumi relativamente piccoli di minerali critici, le cui catene di approvvigionamento restano altamente concentrate e quindi vulnerabili.”

Export control: il rischio non è più teorico

Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda l’aumento delle restrizioni commerciali. Dal 2023 il numero di codici doganali soggetti ai controlli all’export imposti dalla Cina è triplicato. Nel frattempo anche altri Paesi produttori hanno introdotto limitazioni:

  • Repubblica Democratica del Congo sul cobalto;
  • Zimbabwe sul litio;
  • Mozambico sulla grafite.

Per l’IEA il 2025 rappresenta l’anno in cui il rischio si è trasformato in realtà. Le restrizioni introdotte dalla Cina sulle terre rare hanno già costretto alcuni costruttori automobilistici a ridurre temporaneamente la produzione. Se le misure venissero applicate integralmente, potrebbero mettere a rischio 6.500 miliardi di dollari di produzione industriale annua nei comparti automotive, aerospazio, difesa, elettronica ed energia al di fuori della Cina.

Più fondi pubblici, ma il vero collo di bottiglia è la raffinazione

I governi stanno aumentando gli incentivi. Tra il 2023 e il 2025 gli impegni di finanza pubblica destinati ai progetti sui minerali critici sono quadruplicati, raggiungendo 65 miliardi di dollari.

Secondo l’IEA, tuttavia, gran parte delle risorse continua a concentrarsi sulle attività estrattive, mentre restano insufficienti gli investimenti negli impianti di raffinazione e nelle fasi industriali a valle.

È qui che si gioca oggi la vera competizione. Nel caso delle terre rare, ad esempio, entro il 2035 la capacità globale di raffinazione sarà sufficiente a lavorare soltanto circa i due terzi del minerale estratto previsto, mentre la produzione di magneti permanenti coprirà appena un terzo del fabbisogno potenziale.

Il costo della sicurezza è limitato

Una delle conclusioni più interessanti del rapporto riguarda il cosiddetto “mineral security premium”. Diversificare le filiere comporta inevitabilmente costi maggiori rispetto all’attuale modello fortemente concentrato sulla Cina. Tuttavia, secondo l’IEA, l’impatto sul prezzo finale dei prodotti sarebbe contenuto.

I minerali rappresentano circa il 25% del costo di una cella per batterie, ma incidono mediamente solo per circa il 3% sul prezzo finale di un veicolo elettrico. Pagare qualcosa in più per approvvigionamenti più sicuri viene quindi considerato una sorta di assicurazione contro future interruzioni delle forniture.

Tecnologia, automazione e riciclo diventano fattori strategici

L’IEA sottolinea inoltre come la sicurezza delle forniture non dipenda esclusivamente dall’apertura di nuove miniere. L’adozione di tecnologie digitali, automazione, elettrificazione degli impianti e sistemi avanzati di recupero può aumentare significativamente la produttività delle miniere già operative, riducendo contemporaneamente consumi energetici, costi operativi e tempi necessari per incrementare l’offerta.

Il rapporto evidenzia anche la necessità di investire nella produzione di apparecchiature per la raffinazione delle terre rare, oggi largamente concentrate in Cina, oltre che nella formazione di personale specializzato e nello sviluppo del riciclo dei materiali strategici.

America Latina sempre più centrale

Tra le novità dell’edizione 2026 compare anche un focus dedicato all’America Latina. La regione produce circa il 40% del rame mondiale, un quarto del litio globale ed è ricca di numerosi altri minerali strategici. Tuttavia, raffina solo una parte limitata delle materie prime che estrae.

Secondo l’IEA, sviluppare una maggiore capacità di trasformazione locale potrebbe incrementare di quasi il 50% il valore economico generato, portandolo a circa 220 miliardi di dollari entro il 2035, creando al tempo stesso filiere più diversificate e resilienti.

La sfida non è più soltanto energetica

Dal rapporto si evince con chiarezza che i minerali critici non rappresentano più soltanto il “carburante” della transizione energetica. Ad oggi, costituiscono una questione di competitività industriale, sicurezza economica e politica estera.

La disponibilità di rame, litio, terre rare e grafite determinerà sempre più la capacità dei Paesi di produrre batterie, reti elettriche, turbine eoliche, semiconduttori, sistemi di difesa e infrastrutture digitali. Per questo motivo, conclude l’IEA, la costruzione di filiere più diversificate non può più essere considerata un costo aggiuntivo, ma un investimento strategico per ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici e garantire la continuità delle future catene del valore.