Il Mondiale FIFA 2026, organizzato in modo inedito tra Stati Uniti, Canada e Messico, sarà il primo nella storia a coinvolgere tre Paesi, 16 città e 104 partite. Un’espansione significativa che segna una nuova era per il calcio internazionale, ma che solleva anche importanti interrogativi sul suo impatto ambientale.

Secondo analisti di Scientists for Global Responsibility (SGR), l’evento potrebbe generare fino a circa nove milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, rendendolo potenzialmente il torneo più ad alta intensità carbonica mai organizzato. Si tratta di un valore quasi doppio rispetto alla media stimata dei Mondiali disputati tra il 2010 e il 2022.

Un riferimento utile per comprendere la scala dell’impatto: questa quantità di emissioni è paragonabile a quelle prodotte da milioni di automobili in un anno di utilizzo.

L’impatto della nuova struttura del torneo

Uno dei principali fattori di aumento delle emissioni è la nuova formula allargata a 48 squadre, rispetto alle 32 dell’edizione 2022. L’aumento del numero di partite (+40 incontri) e la vastissima estensione geografica del torneo comportano una rete logistica estremamente complessa.

Le città ospitanti si estendono per migliaia di chilometri, da Vancouver a Città del Messico, fino alle coste atlantiche degli Stati Uniti. Questa distanza rende inevitabili spostamenti continui per squadre, staff, media e tifosi.

In questo contesto, il trasporto aereo rappresenta una delle principali fonti di emissioni. Le squadre che avanzano nella competizione potrebbero percorrere migliaia di chilometri tra una fase e l’altra del torneo, aumentando sensibilmente la carbon footprint complessiva.

FIFA stessa riconosce che le emissioni legate ai voli sono una delle sfide più difficili da affrontare nell’organizzazione di grandi eventi globali, anche se le strategie di compensazione e l’uso di carburanti sostenibili restano ancora soluzioni parziali.

Il ruolo delle infrastrutture esistenti: un passo avanti

Un elemento positivo rispetto ad altri tornei recenti riguarda l’utilizzo esclusivo di stadi già esistenti. A differenza di competizioni come Russia 2018 o Qatar 2022, non sono previste nuove grandi costruzioni.

Questa scelta riduce significativamente le emissioni legate alla fase di costruzione e limita il rischio di infrastrutture sottoutilizzate dopo l’evento.

Tra gli impianti coinvolti figurano strutture iconiche come il MetLife Stadium nell’area di New York/New Jersey, il SoFi Stadium di Los Angeles e l’Estadio Azteca di Città del Messico, che diventerà il primo stadio della storia a ospitare tre diverse edizioni del Mondiale.

Molti di questi impianti sono già integrati in reti di trasporto e ospitalità consolidate e, in alcuni casi, hanno investito negli ultimi anni in soluzioni energetiche più efficienti.

Esempi di stadi sostenibili e innovazione energetica

Alcuni impianti si distinguono per l’adozione di pratiche avanzate di sostenibilità.

Il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, ad esempio, è certificato LEED Platinum ed è alimentato in parte da oltre 4.000 pannelli solari. Il sistema di progettazione consente una riduzione significativa dei consumi energetici e include anche soluzioni per la gestione dell’acqua piovana tramite un grande sistema di raccolta sotterraneo.

Analogamente, città come Houston hanno annunciato l’intenzione di alimentare gli impianti ufficiali con elettricità proveniente al 100% da fonti rinnovabili. Anche Las Vegas ha già sperimentato un modello di approvvigionamento energetico completamente carbon-free in occasione di grandi eventi sportivi recenti.

Questi esempi mostrano come l’infrastruttura sportiva possa diventare un laboratorio per la transizione energetica, almeno a livello locale.

Il nodo irrisolto: partnership e compensazioni

Nonostante i progressi sugli impianti, il quadro complessivo resta complesso. La strategia climatica di FIFA prevede la riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2040, ma queste ambizioni si confrontano con elementi controversi del modello economico dell’organizzazione.

Tra questi, la partnership con grandi attori del settore energetico globale ha attirato critiche da parte di ONG e osservatori ambientali, che sottolineano una possibile incoerenza tra obiettivi climatici e accordi commerciali.

Allo stesso tempo, resta aperto il dibattito sull’efficacia dei sistemi di compensazione delle emissioni e sull’uso di crediti di carbonio, spesso considerati insufficienti a ridurre realmente l’impatto complessivo.

Un equilibrio ancora da trovare

Il Mondiale 2026 rappresenta quindi un caso emblematico: da un lato, infrastrutture più efficienti, riuso degli impianti esistenti e alcune sperimentazioni energetiche avanzate; dall’altro, una struttura geografica e logistica che amplifica in modo significativo le emissioni complessive.

La sfida centrale resta quella di conciliare la natura globale e spettacolare dell’evento con la necessità di una reale riduzione dell’impatto climatico.

Il risultato finale non si misurerà solo sul campo da gioco, ma anche nell’eredità ambientale che il torneo lascerà negli anni successivi.