Posted On 18 Ottobre 2022 By In News, Supply Chain With 133 Views

L’inflazione continua a essere un problema

I responsabili politici di tutto il mondo vedono un rischio crescente che il rallentamento economico globale possa trasformarsi in un crollo più ripido a causa della forte inflazione, degli elevati costi energetici e dell’aumento dei tassi di interesse. In Cina, i dati recenti hanno mostrato un forte calo della spesa dei consumatori, un segno di raffreddamento della crescita economica. Negli Stati Uniti, nel frattempo, gli economisti intervistati dal Wall Street Journal hanno stimato la probabilità di una recessione nei prossimi 12 mesi al 63%, rispetto al 49% di un sondaggio di luglio. L’aumento del livello generale dei prezzi determina una perdita di potere d’acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si può cioè acquistare una minore quantità di beni e servizi. E proprio questo aumento sta causando non pochi problemi a livello globale, perché il trend non accenna a variare nonostante l’azione delle banche centrali, con in testa la Federal Reserve.

La reazione delle banche centrali

Con l’inflazione ai massimi da 40 anni un rialzo dei tassi di interesse dello 0,75% – il quarto consecutivo – da parte della Fed a novembre appare ormai scontato, e non è escluso che un altro di pari entità potrebbe verificarsi in dicembre.

 

Figura 1. Il Global Inflation Tracker del Financial Times, che monitora l’inflazione. Fonte: Financial Times. Dati: Refinitiv; national statistics offices

 

Le banche centrali hanno reagito quindi alzando i tassi di interesse, anche se maggiori costi di finanziamento potrebbero esacerbare la stretta sui redditi reali. L’elevata inflazione rimane geograficamente ampia. La crescita dei prezzi al consumo ha persino iniziato a salire in Asia, una regione che fino a poco tempo fa era stata in gran parte un’eccezione al modello mondiale.  Sembra che la Federal Reserve abbia deciso di aumentare di nuovo i tassi di interesse per combattere l’inflazione.

L’indice dei prezzi alla produzione e le stime sul Pil

Secondo i calcoli Istat ad agosto anche i prezzi alla produzione dell’industria hanno segnato un nuovo aumento su base mensile e una crescita su base annua in decisa accelerazione, cui contribuiscono prevalentemente le intense dinamiche al rialzo sul mercato interno dei prezzi della fornitura di energia elettrica e gas e delle attività estrattive. Il PPI italiano attuale è il più alto degli ultimi 20 anni. Ad agosto 2022 i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 2,8% su base mensile e del 40,1% su base annua (era +36,9% a luglio).

 

Figura 2. Numeri Indice dei prezzi alla produzione dell’industria nel mercato di riferimento. Fonte: Istat

 

La Confcommercio afferma che l’accelerazione dell’inflazione, pur derivando in larga misura dai consistenti incrementi dei prezzi dell’energia, riflette il diffondersi della tendenza all’aumento anche ad altri comparti, in primo luogo l’alimentare.

L’aumento dei tassi di interesse e l’elevata inflazione hanno rimarcato la necessità per i paesi di costruire la resilienza nelle loro finanze pubbliche, in modo che possano affrontare un mondo più soggetto a shock, ha avvertito il Fondo Monetario Internazionale con la pubblicazione annuale del Fiscal Monitor. Per l’Italia è attesa una contrazione del Pil dello 0,2%. La Germania segnerà -0,3%. E in generale calano le stime sul Pil globale.

 

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