Per anni la globalizzazione delle supply chain tecnologiche si è basata su un principio implicito: massimizzare efficienza e specializzazione, distribuendo le fasi produttive nei Paesi più competitivi. La crisi dei semiconduttori iniziata nel 2020 ha mostrato quanto questo modello fosse fragile: pandemia, tensioni geopolitiche e restrizioni commerciali hanno trasformato componenti apparentemente invisibili — chip, terre rare, materiali avanzati — in leve strategiche per intere economie.
Oggi la competizione si sposta su un terreno nuovo: chi controlla, e chi riesce a rendere sicure, le supply chain alla base dell’intelligenza artificiale.
Cos’è Pax Silica, e perché conta
Pax Silica è l’iniziativa a guida statunitense lanciata dal Dipartimento di Stato nel dicembre 2025, pensata per coordinare la sicurezza delle filiere di semiconduttori, minerali critici, energia e infrastrutture AI tra un gruppo di Paesi alleati. È il principale progetto del Dipartimento di Stato su AI e sicurezza degli approvvigionamenti, e nasce esplicitamente per ridurre le dipendenze considerate “coercitive” — leggasi, in gran parte, dalla Cina.
Il progetto è cresciuto rapidamente: dopo l’adesione iniziale di Paesi come Giappone, Corea del Sud, Australia, Regno Unito, India, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, il vertice di Washington del 25-26 giugno 2026 ha segnato un salto di scala, con l’ingresso di dieci nuovi firmatari — tra cui Unione Europea, Germania, Grecia, Paesi Bassi, oltre ad Argentina, Cile, Costa Rica, El Salvador, Kazakhstan e Panama. Con questo allargamento, i membri di Pax Silica sono saliti a 24, mentre Taiwan partecipa come osservatore attraverso un’intesa economica separata con Washington.
L’adesione dell’UE, arrivata il 25 giugno, non è stata scontata. Francia e altri Paesi avevano espresso per settimane preoccupazioni sull’autonomia regolatoria europea, in particolare sui controlli all’export e sulla sovranità tecnologica del blocco. Alla fine Bruxelles ha ottenuto rassicurazioni sul fatto che la Dichiarazione Pax Silica non sia giuridicamente vincolante, ma un impegno politico che non interferisce con le decisioni interne dell’UE. Nell’ambito dell’accordo commerciale UE-USA, l’Unione si è comunque impegnata ad acquistare almeno 40 miliardi di dollari di chip AI americani — un dettaglio che mostra quanto, dietro la cornice geopolitica, ci siano anche interessi commerciali molto concreti.
Interessante anche il ruolo assegnato ai singoli Paesi: gli Stati Uniti hanno valorizzato esplicitamente la base industriale tedesca, la posizione strategica e marittima della Grecia, e soprattutto il ruolo dei Paesi Bassi, sede di ASML, l’azienda che domina globalmente la produzione dei macchinari per la fabbricazione dei semiconduttori più avanzati — mentre sul lato della progettazione dei chip AI, il baricentro resta saldamente Nvidia e gli Stati Uniti.
Dalla supply chain globale alla supply chain “fidata”
Il concetto alla base di Pax Silica introduce un cambiamento nel modo di interpretare la sicurezza degli approvvigionamenti.
Per decenni il criterio principale è stato il costo: produrre dove conveniva di più, comprare dove il mercato offriva maggiore efficienza, ridurre il capitale immobilizzato con catene globali iper-ottimizzate. Il nuovo scenario aggiunge una variabile che pesa sempre di più: la fiducia nella filiera.
Per tecnologie considerate strategiche, come semiconduttori e infrastrutture AI, non basta più sapere quanto costa un componente o quanto rapidamente può essere consegnato. Serve conoscere anche chi controlla davvero la produzione, da quali Paesi dipende la fornitura, quali rischi geopolitici possono interrompere il flusso e quali alternative esistono in caso di crisi. La supply chain non si valuta più solo in termini di efficienza, ma anche di sicurezza e autonomia strategica.
Il ritorno del procurement strategico
Questa evoluzione ha conseguenze dirette sul ruolo del procurement. Per molto tempo la funzione acquisti è stata misurata soprattutto su saving, riduzione dei costi, ottimizzazione dei contratti. Questi elementi restano importanti, ma in un contesto segnato dall’instabilità geopolitica il valore del procurement si amplia: la domanda centrale diventa quanto sia realmente sostenibile e controllabile la propria supply chain.
Gestire i fornitori critici richiede oggi un’analisi più ampia: esposizione geografica, dipendenza da singoli fornitori, disponibilità di alternative, rischio normativo, accesso a materiali strategici. Il procurement entra così nel territorio della strategia industriale — non più solo la funzione che acquista ciò che serve, ma quella che contribuisce a definire quanto l’azienda sia preparata a operare in un ambiente incerto.
Il nodo delle terre rare: dove la Cina resta imbattuta
Il caso delle terre rare aiuta a capire perché la questione non è più solo teorica. Secondo la IEA, nel 2024 la Cina rappresentava circa il 60% dell’estrazione mondiale delle terre rare usate nei magneti (neodimio, praseodimio, disprosio, terbio), ma la sua posizione diventa quasi incontrastata a valle della catena: circa il 91% della raffinazione e separazione globale e il 94% della produzione di magneti permanenti sinterizzati passa da lì. Su altri materiali critici il controllo cinese è ancora più netto: si stima che la Cina lavori circa il 99% del gallio, il 95% del magnesio e oltre l’80% dei materiali per batterie a livello globale.
Non è un dato astratto: il 9 ottobre 2025 Pechino ha introdotto le restrizioni all’export più ampie di sempre su terre rare e tecnologie di lavorazione collegate, imponendo licenze per qualsiasi prodotto che contenga anche solo lo 0,1% di materiali di origine cinese. Le due potenze hanno poi trovato una tregua temporanea al summit APEC di Busan, fine ottobre 2025, ma diversi controlli sono rimasti in vigore. È esattamente questo tipo di leva — la capacità di bloccare, con una singola decisione amministrativa, componenti essenziali per interi settori industriali — che Pax Silica prova a disinnescare, diversificando fornitori e processing al di fuori dell’orbita cinese.
L’intelligenza artificiale crea una nuova catena del valore da governare
Il tema si complica ulteriormente perché l’AI stessa sta generando una nuova supply chain. Dietro ogni modello di intelligenza artificiale c’è un ecosistema fatto di infrastrutture hardware, semiconduttori, energia, data center, modelli, dataset e servizi specializzati — una rete di attori interdipendenti dove le decisioni prese a monte si riflettono lungo tutta la catena del valore.
Se l’intelligenza artificiale diventa una componente critica del business, come si governa la sua supply chain? È una domanda che coinvolge direttamente procurement, IT, risk management e operations — non più funzioni separate, ma pezzi dello stesso problema.
Dalla riduzione dei costi alla gestione dell’incertezza
La nascita di iniziative come Pax Silica racconta un cambiamento più ampio nel modo in cui aziende e governi guardano alle supply chain. La logica del passato puntava alla massima efficienza; quella emergente combina efficienza e capacità di tenuta agli shock.
Questo non significa abbandonare la globalizzazione, né riportare tutta la produzione in casa. Significa costruire filiere più trasparenti, diversificate, capaci di adattarsi in fretta quando qualcosa si rompe. Per il procurement è un cambio di prospettiva: il valore non sta più solo nel prezzo ottenuto in negoziazione, ma nella capacità di garantire continuità operativa anche quando il contesto cambia.
Pax Silica è quindi molto più di un accordo tecnico. È il segnale di come la geopolitica sia entrata direttamente nelle decisioni di supply chain: semiconduttori, energia, materiali critici e infrastrutture digitali sono diventati asset strategici, e il procurement sarà sempre più chiamato a governare queste dipendenze.
La funzione acquisti del futuro dovrà conoscere non solo il mercato dei fornitori, ma anche il contesto politico, tecnologico ed economico in cui quei fornitori operano. Nelle supply chain di domani il vantaggio competitivo non sarà determinato solo da chi compra meglio, ma da chi riesce a costruire filiere più intelligenti, sicure e governabili.

