Negli ultimi anni il ruolo del procurement ha subito una trasformazione profonda. Da funzione tradizionalmente focalizzata sull’efficienza e sulla riduzione dei costi, si è progressivamente evoluto in un nodo strategico per la resilienza delle imprese.
Le turbolenze globali che hanno caratterizzato il 2025 — tra instabilità geopolitica, inflazione persistente e fragilità delle catene di approvvigionamento — hanno accelerato questo cambiamento, imponendo alle aziende una revisione strutturale delle proprie strategie di sourcing.
È quanto emerge dal report “Uncertainty Driving Efficiency”, realizzato da CIPS in collaborazione con RS Group, che analizza lo stato attuale del procurement indiretto nei settori manifatturiero ed energetico.
Un contesto che ridefinisce le priorità
L’elemento forse più rilevante che emerge dallo studio è la natura sistemica delle sfide che i team procurement si trovano ad affrontare. Non si tratta più di criticità isolate, ma di un insieme di pressioni convergenti che stanno ridefinendo completamente le priorità operative.
L’aumento dei costi, indicato dal 68% degli intervistati come principale preoccupazione, si intreccia con la necessità di gestire rischi sempre più complessi lungo la supply chain (50%) e con l’impatto diretto delle interruzioni operative (47%). A questo si aggiunge un ulteriore livello di complessità: l’incertezza politica globale, anch’essa citata dal 47% dei rispondenti.
Questi fattori non agiscono in modo indipendente, ma si rafforzano a vicenda. Le tensioni geopolitiche influenzano le politiche commerciali e i dazi, che a loro volta incidono sui costi e sulla disponibilità delle forniture, creando un effetto a catena che si riflette su tutta l’organizzazione.
In questo scenario, come sottolinea Raj Patel, Managing director per UK & Ireland di RS Group, “la certezza non può più essere data per scontata”. È una constatazione che segna un punto di svolta: il procurement non può più limitarsi a operare in condizioni relativamente stabili, ma deve diventare capace di navigare l’incertezza.
Dal controllo dei costi alla gestione strategica del rischio
Questo cambio di contesto ha determinato un’evoluzione significativa nelle responsabilità dei professionisti degli acquisti. Se in passato l’obiettivo principale era ottenere condizioni economiche favorevoli, oggi il focus si è ampliato fino a includere dimensioni strategiche molto più articolate.
I team procurement sono chiamati a garantire simultaneamente:
- efficienza economica
- continuità operativa
- conformità normativa
- resilienza della supply chain
Si tratta di un equilibrio complesso, che richiede nuove competenze e un approccio più integrato. Non a caso, molte organizzazioni stanno rivedendo in modo sostanziale la propria struttura di approvvigionamento.
Il 65% delle aziende, ad esempio, sta rivalutando la configurazione della propria supply chain, analizzando la localizzazione dei fornitori e considerando strategie di diversificazione o rilocalizzazione. Parallelamente, il 57% dichiara di aver avviato processi di rinegoziazione dei contratti esistenti.
Queste scelte non sono semplici aggiustamenti tattici, ma riflettono un cambio di paradigma: la supply chain viene ripensata come leva strategica per la gestione del rischio.
Sostenibilità e costo: verso un nuovo equilibrio
Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dal report riguarda il rapporto tra sostenibilità e performance economica. Negli ultimi anni, la crescente attenzione ai temi Esg ha spinto molte aziende a integrare criteri ambientali e sociali nelle proprie decisioni di acquisto.
Oggi, però, questo approccio sta entrando in una fase più matura e pragmatica. La percentuale di professionisti disposti a sostenere costi aggiuntivi per prodotti sostenibili è scesa dal 62% al 53%. Questo dato non indica un disimpegno, ma piuttosto una maggiore selettività: la sostenibilità viene perseguita quando è in grado di generare benefici tangibili nel medio periodo.
In questo senso, le iniziative più diffuse sono quelle che combinano impatto ambientale e ritorno economico, come:
- il riciclo dei materiali e la riduzione degli sprechi (74%)
- l’efficienza energetica (60%)
- l’adozione di energie rinnovabili (60%)
- l’ottimizzazione della gestione energetica (59%)
- la riduzione dei rifiuti destinati alle discariche (57%)
Come evidenzia Ben Farrell, Chief executive officer di CIPS, il valore del procurement moderno risiede proprio nella capacità di “trovare riduzioni di costo riducendo allo stesso tempo le emissioni” e di “consolidare la base fornitori mitigando i rischi”. In altre parole, sostenibilità ed efficienza non sono più obiettivi contrapposti, ma leve complementari.
La trasformazione del rapporto con i fornitori
Un altro elemento chiave di questa evoluzione riguarda il modo in cui le aziende gestiscono le relazioni con i fornitori.
Il report evidenzia una tendenza crescente alla riduzione della base fornitori. L’obiettivo non è semplicemente semplificare la gestione, ma aumentare il livello di controllo e trasparenza lungo la filiera.
Con un numero più limitato di partner, le organizzazioni possono:
- monitorare meglio gli standard di qualità e sicurezza
- garantire una maggiore conformità agli obiettivi Esg
- rafforzare le condizioni contrattuali
- migliorare la collaborazione strategica
Si tratta di un passaggio importante, che segna il passaggio da una logica transazionale a una logica relazionale.
Digitalizzazione e nuove criticità
Parallelamente, il procurement sta beneficiando di un crescente livello di digitalizzazione. L’automazione dei processi, la riduzione dei passaggi manuali e l’introduzione di sistemi di approvazione automatica stanno migliorando l’efficienza operativa.
Tuttavia, questo processo porta con sé anche nuove criticità. Il report evidenzia, ad esempio, come alcune organizzazioni — in particolare quelle di dimensioni maggiori — stiano perdendo visibilità sui costi interni proprio a causa dell’eccessiva dipendenza dai sistemi digitali. Questo dato suggerisce che la tecnologia, pur essendo un fattore abilitante, deve essere accompagnata da una governance adeguata e da una piena comprensione dei processi.
Procurement come leva di innovazione
Alla luce di queste trasformazioni, il procurement emerge sempre più chiaramente come una funzione strategica per l’innovazione aziendale.
Non si tratta di innovazione tecnologica in senso stretto, ma di innovazione nei modelli decisionali, nelle relazioni di filiera e nei criteri con cui viene creato valore. In un contesto caratterizzato da complessità e incertezza, i professionisti degli acquisti diventano attori chiave nel:
- guidare scelte strategiche
- anticipare e mitigare i rischi
- integrare sostenibilità e performance economica
- costruire supply chain più resilienti
Più che una funzione di supporto, il procurement sta diventando uno dei pochi punti dell’organizzazione in cui convergono davvero costi, rischio, sostenibilità e strategia. Ed è proprio questa posizione ibrida a renderlo sempre più decisivo.
Lo studio di CIPS e RS Group restituisce un’immagine piuttosto concreta: chi si occupa di acquisti oggi non negozia solo forniture, ma prende decisioni che impattano direttamente sulla tenuta complessiva del business.
In un contesto dove le variabili esterne sono sempre meno controllabili, la differenza la fa la capacità di adattamento. E questa, sempre più spesso, passa da come si costruiscono — e si governano — le relazioni lungo la filiera.

