Posted On 22 Aprile 2021 By In Sostenibilità With 243 Views

Perché le aziende pensano al reshoring?

Supplychaindive ha preso in considerazione il fenomeno del reshoring e analizzato tutti i pro e contro che un’azienda statunitense dovrebbe tenere in considerazione anche alla luce del Covid che ha impattato sul 98% delle supply chain. La risposta delle aziende a questa situazione in cui l’approvvigionamento è sempre più ostico è stata l’implementazione di azioni di riduzione del rischio, tra cui il reshoring.

Un sondaggio realizzato da Heartland Forward nel febbraio 2021 ha mostrato che il 70% delle aziende interrogate era probabile o estremamente propenso al reshoring mentre una ricerca di DHL riporta che un 24,7% degli intervistati afferma di aver pianificato di spostare parte del proprio approvvigionamento e produzione dalla Cina, e un ulteriore 1,8% che prevede di spostare tutto fuori dalla Cina. La decisione di fare reshoring comporta una serie di rischi come quello di esaurimento delle scorte, pandemie, scioperi, tariffe, proprietà intellettuale e incentivi governativi.

I pro del reshoring

  • Vicinanza ai clienti / mercato
  • Incentivi governativi
  • Ottimizzazione della catena di fornitura
  • Disponibilità di forza lavoro qualificata
  • Brand image
  • Infrastrutture
  • Impatto sull’economia nazionale
  • Lead time
  • Automazione / tecnologia
  • Reattività del cliente

Le sfide del reshoring

Nello specifico vengono analizzate le sfide per il mercato statunitense.

Riportare la produzione negli Stati Uniti ma anche in un altro Stato può portare ad affrontare una serie di aspetti come per esempio le competenze nel lavoro. La forza lavoro qualificata negli Stati Uniti, secondo Supplychaindive, non è all’altezza del livello di abilità della forza lavoro in Germania, Svizzera, Giappone e altri paesi. Un altro problema riguarda la competenza nella produzione, che nel tempo si è persa e che ci vorrà tempo e risorse per ricrearla, come nel caso dei semiconduttori e telefoni.

Anche l’ambiente e le leggi che lo governano giocano un ruolo importante nel reshoring. Basti pensare alle aziende farmaceutiche che proprio per alcune sostanze inquinanti utilizzate hanno consapevolmente spostato la produzione in paesi come Cina e India, meno soggette a determinati divieti. Spostare la produzione nel paese di origine non è semplice anche per l’investimento economico che tale operazione richiede e per l’obbligo in Europa per esempio di ricorrere a tecnologie di produzione green.

Chi è pronto per tornare a casa?

Alcune produzioni high-tech potrebbero tornare negli Stati Uniti, inclusi computer ed elettronica, apparecchiature e componenti elettriche e attrezzature per il trasporto. La produzione avanzata è pronta per il reshoring, poiché la ricerca e lo sviluppo rappresentano una porzione molto più elevata delle vendite ma anche la aziende che controllano la propria produzione possono spostarsi o scegliere più facilmente dove produrre.

Ma anche se gli impianti di produzione venissero costruiti negli Stati Uniti, secondo Supplychaindive, è improbabile che non si ricorra a una supply chain globale per tutti i componenti. Quello che si potrebbe fare è riconfigurare le catene e trarre vantaggio dal nearshoring o renderle più integrate. Questo ci fa capire che la tendenza delle supply chain è quella di spostarsi dalla Cina ma forse non verso gli Stati Uniti. Molte aziende vogliono avvicinare la produzione e l’approvvigionamento al loro mercato: l’alternativa più semplice per questo sembrerebbe il Messico, dove i salari sono inferiori a quelli cinesi.

Alcune industrie, a loro volta, si stanno spostando in Vietnam e Cambogia, mentre per quanto riguarda il Nord Europa il discorso diventa ancora più difficile perché, anche se si avvicinano i prodotti, rimane il problema degli elevati costi del lavoro.

Il Covid si è dimostrato un motore per il ripensamento delle logiche del settore manifatturiero.

 

 

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