Il 2026 si presenta come un anno di sfide senza precedenti per le catene di approvvigionamento globali. Secondo il sondaggio Pulse of Change di Accenture, oltre tre quarti dei dirigenti del settore si aspettano livelli più alti di cambiamento e disruption. Per far fronte a questi scenari, molte aziende stanno puntando su intelligenza artificiale e strumenti predittivi per migliorare visibilità e capacità di risposta rapida agli shock.
Oggi più che mai, le supply chain sono sistemi complessi interconnessi che rispondono in tempo reale a dinamiche economiche, politiche e ambientali. E le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente stanno fornendo un esempio concreto di quanto possano essere vulnerabili.
Geopolitica e supply chain: lo scenario del Medio Oriente
Il conflitto in corso tra USA, Israele e Iran sta già generando effetti significativi sulle rotte marittime e aeree globali. Lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un terzo del petrolio marittimo mondiale e importanti volumi di fertilizzanti e materiali chimici, ha visto il traffico ridursi fino al 90%. Le compagnie di navigazione hanno dovuto sospendere temporaneamente i servizi, deviando i carichi verso porti alternativi in Oman, UAE e Arabia Saudita, con trasporto su terra (“landbridge”) per completare le consegne.
Porti hub secondari, come quelli in India, stanno ospitando container destinati al Golfo, ma la crescente congestione sta creando colli di bottiglia. Perfino porti lontani, come Colombo (Sri Lanka), stanno rifiutando carichi aggiuntivi a causa di saturazione preesistente. Anche il trasporto aereo non è immune: voli cancellati o deviazioni lunghe aumentano tempi di transito e costi.
Costi e volatilità: il prezzo dell’instabilità
Gli effetti economici del conflitto si riflettono immediatamente sui costi logistici. L’aumento dei prezzi del petrolio ha un impatto diretto su carburante, bunker, diesel e jet fuel, traducendosi in surcharges, ritardi nei servizi e selezione delle rotte più remunerative. Allo stesso tempo, i premi assicurativi per transiti in zone ad alto rischio sono saliti, imponendo nuove spese fisse sui trasporti e costringendo molte aziende a ripensare modalità operative e strategie contrattuali.
Queste pressioni hanno effetti a cascata sui prezzi dei beni: fertilizzanti, componenti per semiconduttori, gomme e materie plastiche subiscono ritardi e aumenti di costo. Anche le fluttuazioni valutarie contribuiscono a generare incertezza, soprattutto per chi opera su mercati internazionali.
AI e strumenti predittivi come leva di resilienza
Di fronte a questa complessità, le aziende stanno accelerando l’adozione di AI e tecnologie digitali per migliorare forecasting, gestione dei rischi e adattamento rapido alle fluttuazioni di mercato. Le evidenze principali sono:
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Il 58% dei dirigenti punta a migliorare le capacità di previsione e risk management,
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Il 59% cerca di adattare le risorse esistenti per resistere agli shock di mercato,
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L’85% intende aumentare gli investimenti in AI, con il 20% che prevede incrementi superiori al 20%.
Non si tratta di sostituire il lavoro umano, più della metà dei dirigenti investe in upskilling dei dipendenti, integrando AI nei processi quotidiani per migliorare decisioni operative e reattività.
Impatto operativo immediato sulle catene di approvvigionamento
Il conflitto ha ripercussioni concrete su tutte le modalità di trasporto:
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Marittimo: rotte più lunghe, costi di bunker e assicurazioni maggiori, congestione portuale, rerouting e slow steaming;
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Aereo: aumento dei prezzi del jet fuel, noli spot più volatili, spostamento di merci non urgenti su rotte marittime;
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Stradale: diesel più costoso, carenza di autisti, ottimizzazione dei carichi;
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Assicurazioni: aumento dei premi per corridoi rischiosi, necessità di coperture war-risk, diversificazione delle rotte.
Le aziende devono quindi integrare flessibilità contrattuale, buffer di magazzino e piani di routing alternativi per limitare danni e ritardi. La gestione proattiva di questi elementi è ciò che distingue supply chain resilienti da quelle vulnerabili.
Strategie contrattuali e mitigazione del rischio
La forza maggiore (force majeure) è uno strumento utile ma limitato. Spesso non copre ritardi dovuti a rerouting, aumento dei costi di carburante o assicurazioni. Per questo, le aziende adottano un insieme integrato di strumenti:
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Price adjustment (rise-and-fall): meccanismi di adeguamento dei costi per carburante, surcharges e premi war-risk;
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Variation e instructed changes: gestire routing obbligatori o modifiche operative come variazioni contrattuali;
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Hardship e relief events: strumenti intermedi per performance e costi eccessivi;
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Substitution rights: possibilità di usare fornitori alternativi o merci equivalenti;
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Analisi legale locale: UAE, Arabia Saudita, Qatar e Oman prevedono norme che integrano o vanno oltre la forza maggiore contrattuale.
Questi strumenti permettono di ripartire correttamente rischi di tempo e costi, evitando che siano assorbiti dai singoli fornitori o contractor.
Settori e merci più esposti
Alcuni beni risultano particolarmente vulnerabili:
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Energy e Grid equipment: trasformatori, switchgear, BESS packs, moduli solari, HVAC e generatori, sensibili a limitazioni di trasporto e ritardi;
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Bulk e materiali strutturali: acciaio, cemento, bitume e chimica industriale, soggetti a congestione portuale e surcharges;
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MEP e building services: oversized crates, ascensori e generatori, sensibili a detour e capacità limitata.
Per questi prodotti, acquisti anticipati e gestione contrattuale avanzata sono fondamentali per evitare che le aziende sostengano costi imprevisti.
Oltre l’emergenza
La resilienza delle supply chain non si misura solo nella capacità di reagire a eventi imprevisti, ma nella capacità di strutturare sistemi operativi e contrattuali che assorbano shock e riducano vulnerabilità. Il conflitto in Medio Oriente evidenzia come la volatilità possa propagarsi rapidamente, trasformando ritardi, surcharges e fluttuazioni dei prezzi in un problema globale che va oltre le rotte marittime.
Le aziende più solide non si limitano a correre ai ripari, integrano AI predittiva, gestione dei rischi contrattuali, diversificazione di fornitori e rotte, e pianificazione dei buffer logistici, trasformando l’incertezza in vantaggio competitivo. In pratica, la vera resilienza nasce dall’approccio proattivo, dove ogni decisione – dall’upskilling dei team al pricing dei trasporti – è costruita per mantenere continuità operativa, ridurre perdite economiche e proteggere l’affidabilità della supply chain anche in scenari geopolitici complessi.

