Le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo il commercio internazionale e, secondo un recente rapporto del World Economic Forum, stanno creando nuove vulnerabilità per il crimine finanziario. In uno scenario segnato da guerre commerciali, sanzioni, riallineamenti strategici e politiche tariffarie sempre più variabili, i flussi globali di merci e capitali diventano più complessi e meno trasparenti.
È proprio in questa complessità che criminali e reti organizzate trovano spazio per operare, sfruttando l’instabilità dei mercati per canalizzare fondi illeciti attraverso transazioni apparentemente legittime, su scala senza precedenti.
Il rapporto, redatto da Hassan Zebdeh, Financial Crime Advisor presso Eastnets, evidenzia come i cambiamenti radicali nelle politiche commerciali – tra tariffe volatili, friend-shoring e catene di approvvigionamento ristrutturate in tempi rapidissimi – abbiano generato un “intricato e caotico sistema interconnesso”. Un ecosistema dove la sovrapposizione di normative, giurisdizioni e nuovi attori commerciali rende più difficile distinguere tra operazioni autentiche e attività illecite.
Un problema globale di proporzioni enormi
La portata del fenomeno è impressionante. Le stime indicano che il riciclaggio di denaro a livello globale raggiunge i 5,5 trilioni di dollari l’anno, pari al 2-5% del PIL mondiale. Si tratta di una cifra che supera il PIL di molte grandi economie.
In Europa, nel solo 2024, circa 750 miliardi di dollari di fondi illeciti sarebbero transitati nel sistema finanziario, nonostante il 75% dei responsabili della compliance dichiari un rafforzamento significativo dei requisiti normativi nello stesso periodo. Questo apparente paradosso dimostra che inasprire le regole non è sufficiente, se gli strumenti e le infrastrutture operative non evolvono con la stessa rapidità delle minacce.
Zebdeh sottolinea che il sistema non è in crisi perché le minacce siano nuove, ma perché le risposte istituzionali non hanno tenuto il passo con l’innovazione criminale. Mentre i governi utilizzano la politica commerciale per perseguire obiettivi geopolitici e strategici, il mercato diventa più turbolento e si sfuma il confine tra attività lecite e illecite.
Le banche, spesso “un passo indietro”, operano ancora con infrastrutture frammentate e processi manuali di revisione, mentre le organizzazioni criminali sfruttano AI, tecnologie emergenti e società di comodo come veri e propri “veicoli di fuga” per occultare i beneficiari reali dei flussi finanziari.
Un approccio basato sull’intelligence
Per affrontare queste vulnerabilità non basta aggiornare sistemi esistenti, serve un modello multilivello e guidato dai dati, capace di integrare informazioni finanziarie, logistiche e geopolitiche in tempo reale.
Secondo il rapporto, la strategia più efficace si fonda su tre pilastri principali:
1. Automazione
L’incrocio sistematico tra fatture commerciali, polizze di carico e documentazione doganale consente di individuare discrepanze che altrimenti resterebbero nascoste in archivi cartacei o database isolati. Differenze tra valore dichiarato delle merci, quantità spedite e pagamenti effettuati possono rivelare schemi di trade-based money laundering.
2. AI e machine learning
Le tecnologie avanzate permettono di identificare pattern anomali all’interno di enormi volumi di dati: variazioni sospette nei percorsi commerciali, nuovi intermediari in giurisdizioni ad alto rischio, o frequenti modifiche nelle strutture societarie.
3. Monitoraggio avanzato e dashboard integrate
Le organizzazioni dovrebbero collegare le transazioni finanziarie a intelligence di livello macro: liste di sanzioni aggiornate, evoluzioni normative, dispute tariffarie e dati di tracciamento dei mezzi di trasporto. Questo approccio consente una visione sistemica, superando la tradizionale separazione tra funzioni operative e finanziarie.
Implicazioni per le supply chain
Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda il ruolo crescente delle supply chain nella prevenzione del crimine finanziario. La compliance non è più confinata alla funzione finance; i dati logistici diventano infrastruttura critica di controllo.
Fatture di carico, manifesti di spedizione, documenti doganali e dati di tracking – nati per finalità operative – assumono ora un valore strategico nell’individuazione di irregolarità finanziarie.
Per i Chief supply chain officer, questo significa che la riprogettazione delle rotte commerciali, l’ingresso in nuove giurisdizioni o la creazione di relazioni con fornitori emergenti possono involontariamente generare “zone grigie” sfruttabili da società di comodo. La velocità con cui vengono attivati nuovi partner o corridoi logistici può creare lacune nei controlli di due diligence.
Anche eventi apparentemente operativi, come una deviazione non giustificata del percorso, non dovrebbero essere considerati semplici inefficienze logistiche. Possono rappresentare indicatori di elusione di sanzioni o di riciclaggio legato al commercio internazionale.
Allo stesso modo, furti di merce e frodi nel trasporto non sono più solo questioni assicurative o di loss prevention, ma diventano variabili che incidono sul profilo di rischio finanziario e regolatorio dell’organizzazione.
L’adozione di dashboard contestuali che integrino intelligence geopolitica, liste sanzioni e dati di tracciamento consente di costruire supply chain intelligenti, capaci di anticipare e non solo reagire.
Trasformare la volatilità in leva strategica
Zebdeh conclude che l’attuale fase di instabilità deve essere considerata un catalizzatore di trasformazione. Le istituzioni finanziarie e le aziende con catene di fornitura globali sono chiamate a superare modelli reattivi basati su controlli ex post, per adottare strategie proattive e integrate.
La chiave è la riconciliazione digitale in tempo reale tra movimento fisico delle merci e flussi finanziari, riducendo lo spazio di manovra per le attività illecite.
In questo contesto, la gestione del rischio richiede una collaborazione stretta tra funzioni finanziarie e supply chain. Solo così la volatilità potrà essere trasformata da fattore di vulnerabilità a vantaggio competitivo fondato su trasparenza, controllo e visione strategica.

