Le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno contribuito all’impennata dell’inflazione avvenuta dopo la ripresa dell’economia a seguito della recessione causata dalla pandemia. Secondo nuovi indici della Federal Reserve, la disponibilità dell’offerta è generalmente migliorata dall’inizio del 2023 ma negli ultimi due mesi questo miglioramento si è bloccato. Monitorare la stabilità offre maggiore sicurezza ma è necessario implementare approcci collaborativi nel procurement.

Preoccupazioni e nuovi indici

“[I]l nostro sondaggio supplementare di maggio indica che tra un terzo e la metà delle imprese della regione hanno difficoltà a ottenere forniture e molte stanno riducendo le operazioni e aumentando i prezzi per compensare, anche se in misura minore rispetto a qualche anno fa”, sottolineano Jaison R. Abel e Richard Deitz in una analisi di Liberty Street Economics. Già nell’ottobre 2021 i ricercatori hanno ricavato indici di disponibilità di offerta (Sai) sia per le imprese di servizi che per i produttori – la quota che segnala un miglioramento della disponibilità dell’offerta nel corso del mese meno la quota che segnala un peggioramento della disponibilità dell’offerta.

Un indice simile al Gscpi che integra un’ampia gamma di dati internazionali per rilevare potenziali interruzioni. “Questi modelli suggeriscono che le interruzioni della catena di approvvigionamento affrontate dalle aziende regionali corrispondono a interruzioni globali, il che è prevedibile poiché le aziende spesso acquistano le loro forniture da tutto il mondo, direttamente o indirettamente”, continua l’analisi.

L’unica divergenza che si rileva tra Stati Uniti e Europa sembra sia quella dovuta alla guerra tra Russia e Ucraina, che ha colpito maggiormente le aziende in Europa più direttamente rispetto a quelle degli Stati Uniti. In particolare, gli indici di offerta sono stati generalmente superiori allo zero dall’inizio del 2023, suggerendo che la disponibilità di offerta è migliorata all’incirca nell’ultimo anno e mezzo, un periodo durante il quale le pressioni inflazionistiche si sono attenuate. Le domande aggiuntive poste alle imprese nell’indagine di maggio indicano che le interruzioni dell’offerta rimangono significative per molte aziende della regione. In effetti, il recente mancato miglioramento della disponibilità dell’offerta si è verificato quando l’inflazione ha mostrato una certa vischiosità.

Il perdurare dell’instabilità e la necessità di un procurement collaborativo

Secondo un sondaggio riportato nell’analisi, mentre quasi l’80% delle aziende di servizi e quasi il 95% dei produttori hanno riferito di aver avuto difficoltà a ottenere forniture nell’ottobre 2021, tali quote sono scese a circa un terzo delle aziende di servizi e poco meno della metà dei produttori nel settore manifatturiero nel sondaggio di maggio 2024. Circa il 70% delle aziende di servizi e il 90% dei produttori hanno riferito che le interruzioni della fornitura stavano ostacolando l’attività commerciale nell’ottobre 2021, ma tali quote sono scese al 24% e al 43% nel maggio 2024. “Nel complesso, nonostante siano stati compiuti molti progressi, le interruzioni della catena di approvvigionamento rimangono significative e stanno limitando l’attività commerciale di molte aziende nella regione, anche se in modo molto inferiore rispetto al 2021”.

Per far fronte alle interruzioni della catena di approvvigionamento negli ultimi tre mesi, ancora secondo l’analisi di Abel e Deitz, un quarto delle aziende di servizi e quasi il 40% dei produttori ha aumentato i prezzi. Un contesto di questo tipo che perdura da tempo sta spingendo il settore degli acquisti verso una trasformazione, allontanandolo anche in Italia da funzione dietro le quinte e transazionale a ruolo strategicamente responsabile e integrato. In un articolo dello scorso anno McKinsey ha definito il nuovo ruolo del Chief procurement officer come quello di un Chief partnership officer: un ruolo di pivot per quanto riguarda le partnership esterne con i fornitori e quelle interne con altre funzioni e business unit. Un ruolo del procurement più proattivo.

La sicurezza della supply chain

Le interruzioni dell’offerta sono molto meno significative rispetto a qualche anno fa e molte aziende stanno aumentando i prezzi a causa di interruzioni dell’offerta in un momento in cui manca un ulteriore miglioramento della disponibilità. Il tema degli ultimi mesi è sempre più anche quello della sicurezza della supply chain, non tanto intesa come stabilità ma proprio come solidità alla luce di eventi geopolitici e di un contesto di frammentazione che vede il ritorno di discorsi militaristi.

Questo è quanto comunica anche l’indagine conoscitiva della Commissione difesa della Camera dei deputati sul tema “Sicurezza nazionale e le nuove sfide per la Difesa”. Un’indagine, promossa da Antonino Minardo, presidente della IV Commissione, che si propone di “capire come il nostro Paese possa e debba reagire ad un eventuale blocco delle esportazioni di materie prime o ad azioni ostili che possano mettere in crisi l’approvvigionamento energetico o alimentare”, come riporta Formiche.

Di nuovo, alla luce di questo scenario, la collaborazione deve estendersi a tutta l’azienda al fine di coltivare un ambiente orientato al successo in cui ottenere i risultati limitando i rischi. Una mentalità adottabile leggendo adeguatamente il presente grazie anche a risorse esterne come la tecnologia e le partnership con stakeholders e governi.