Ottimizzare i processi aziendali è una missione complessa e in continua evoluzione, e non è facile scegliere quale strada intraprendere in questo percorso, ma vi sono oggi alcuni comparti in particolare che sono globalmente riconosciuti come settori tra i più importanti in assoluto per quanto riguarda il management aziendale del futuro. Uno di questi è l’Internet of Things, un neologismo digitale che indica quel processo per cui si fanno dialogare tra loro mondo reale e mondo virtuale: obiettivo primo dell’IoT è in pratica far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico. Gli oggetti mappati dunque a loro volta comunicano informazioni in rete o a dispositivi mobili come per esempio gli smartphone, permettendo una comunicazione capillare e completa a tutti i livelli. I campi di applicabilità sono molteplici: dalle applicazioni industriali alla logistica, dall’infomobilità all’efficienza energetica fino all’assistenza remota e alla tutela ambientale.

Per fornire un’idea delle reali prospettive future del settore citiamo le recenti stime dell’Osservatorio Big Data Analytics del Politecnico di Milano, per il quale nei prossimi 5-10 anni la rivoluzione degli oggetti interconnessi cambierà letteralmente la vita delle persone, ma fornirà anche alle aziende e industrie enormi opportunità in termini di innovazione, risparmio e competitività. Secondo invece uno studio elaborato da Cisco Systems, entro il 2020 saranno installati nel mondo fra i 30 e i 50 trilioni di sensori che collegheranno oggetti di ogni tipo alla rete Internet. Rispetto ai dati che le aziende raccolgono dai social media quelli che ricevono dai sensori della IoT sono più strutturati o omogenei, ma la sfida rimane per ora ancora la velocità con cui vengono generati e il volume crescente dei dati: secondo Cisco comunque già nel 2019 una smart city con 1 milione di residenti potrebbe creare 180 Gigabyte di dati al giorno.

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La cosiddetta “veracità” dei dati della IoT è invece il vero valore aggiunto. I dati comunicati dai sensori non rappresentano opinioni, ma fatti. L’impatto per il mondo economico è evidente, purché si sappia estrarre conoscenza dalle informazioni: dalle fasi di raccolta e inserimento dei dati nel cosiddetto “data lake” occorre passare alla discovery e al cleaning, che permette di filtrare i dati isolando quelli utili, per arrivare all’analisi vera e propria e alla produzione di conoscenza. Gli ambiti già toccati e quelli che saranno interessati nel prossimo futuro dalla IoT sono numerosi: smart city, gestione degli edifici, manifattura e logistica, agricoltura, auto connesse e trasporto pubblico, salute, assicurazioni, retail, elettronica di consumo. La IoT però non può prescindere dalla preservazione dell’integrità dei dati e dal rispetto dell’accesso riservato o della privacy, possibilmente accompagnando il progresso tecnologico con una legislazione moderna e uniforme a livello globale che ancora di fatto manca.