OpenAI sta considerando la produzione interna di chip per rispondere alla crescente domanda. Le trattative iniziali coinvolgono investitori mediorientali e TSMC, indicando una possibile svolta rispetto alle pratiche tradizionali delle big tech.

I progressi tecnologici e l’importanza delle supply chain

Stiamo vivendo una considerevole accelerazione nei progressi di tecnologie trasformative. Dalla robotica, all’analytics evolute, fino all’intelligenza artificiale e al machine learning. In combinazione con le crescenti tensioni geopolitiche, questo processo spinge sempre più le aziende a studiare strategie per rendere le supply chain più resilienti. Una delle strategie è quella che vede una soluzione nel situare la produzione il più vicino possibile alla domanda.

L’automazione nella produzione ha reso possibile produrre di più con meno. Ma è avvenuta anche una riconfigurazione delle mappe di produzione in cui le principali forze che hanno spinto verso il reshoring e il nearshoring sono legate allo sviluppo tecnologico. L’adozione di tecnologie intelligenti e digitali è in veloce crescita in tutti i settori, dalla produzione di veicoli elettrici alle batterie elettriche e ai pannelli solari. Questo richiederà un maggiore controllo sulle supply chain per evitare interruzioni problematiche a causa dell’incertezza relativa a fenomeni sociali, ambientali e politici ma anche variazioni di mercato.

Non solo nearshoring

Le attuali incertezze geopolitiche, la crescente esigenza di resilienza nella supply chain e l’urgente necessità di adattarsi per la transizione ecologica hanno portato le aziende a riconsiderare i propri modelli di business per far fronte a nuove crisi, come quella dei semiconduttori. A tal proposito, il Ceo di OpenAI, Sam Altman, ha affermato di temere che la domanda massiccia di chip comporterà problemi a lungo termine nella catena di approvvigionamento legata all’intelligenza artificiale. Nel tentativo di salvaguardare la futura fornitura di chip avanzati l’azienda sta valutando di portare la produzione di chip al suo interno.

Il Financial Times afferma che Altman è in trattative con i principali investitori mediorientali e con il gigante taiwanese TSMC. La mossa di Altman, afferma il FT, riflette la crescente importanza dell’hardware personalizzato nel campo in rapida espansione dell’IA. Le discussioni sono nelle fasi iniziali e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori non è ancora confermato. L’iniziativa sui chip di Altman è guidata dalla preoccupazione per la carenza a lungo termine di chip adatti all’intelligenza artificiale, poiché si prevede che la domanda supererà la produzione man mano che la domanda di soluzioni IA salirà. Si dice che Altman voglia forniture sicure di chip AI entro il 2030.

Chip fatti in casa

Altman in passato si è lamentato della scarsità di chip AI, un mercato dominato da Nvidia, che controlla oltre l’80% del mercato globale dei chip più adatti a eseguire applicazioni AI. Dal 2020, OpenAI ha sviluppato le sue tecnologie GenAI su un supercomputer costruito da Microsoft, utilizzando circa 10.000 unità di elaborazione grafica (Gpu) Nvidia. L’esecuzione di ChatGPT è costosa per OpenAI se si pensa che ogni query costi circa 4 centesimi, il che significa che se le query di ChatGPT crescessero fino a un decimo della scala della ricerca di Google, sarebbero necessari circa 16 miliardi di dollari di chip all’anno per essere mantenute operative.

Le forniture di chip compatibili con l’IA sono soggette a interruzioni a causa dei crescenti livelli di instabilità geopolitica, poiché sono di crescente importanza strategica. Se i piani di produzione di chip di OpenAI prenderanno questa direzione, ciò comporterà una svolta rispetto a quella che è la politica delle big tech, che finora si occupano esclusivamente della progettazione ma non della produzione di wafer di silicio. La costruzione di impianti di fabbricazione di chip, specie avanzati come quelli che produce TSMC, richiederà investimenti sostanziali e tempi lunghi.

Il rapporto Forbes che ha analizzato questi possibili negoziati – che coinvolgerebbero anche lo sceicco Tahnoon bin Mohammed Al Nahyan, che supervisiona ingenti fondi ed entità di investimento ad Abu Dhabi ed è coinvolto in G42, società tecnologica che collabora con Microsoft e OpenAI – afferma che, qualunque sia la forma che assumerà la strategia di produzione di chip di Altman, “allineerà strettamente le esigenze hardware di OpenAI con la sua ambiziosa tabella di marcia per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”. Leader di mercato che detterà la linea e probabilmente avrà la priorità sulle forniture di alcuni componenti.