Posted On 9 Ottobre 2019 By In Sostenibilità With 50 Views

La circolarità è una risorsa per le aziende

la circolarità è una risorsa per le aziende

Non solo un trend ma anche un obiettivo ambizioso. La circolarità è entrata anche nel programma di governo. Il rifiuto non è più spreco ma deve diventare risorsa, solo in questo modo sarà possibile instaurare un’economia circolare e abbandonare il tradizonale approccio lineare. 

La circolarità in Italia

“È necessario promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la transizione ecologica e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto“. L’indirizzo del nuovo governo è chiaro, serve che entri in gioco una nuova logica per un ciclo produttivo da lineare a circolare. In ottica di ricircolo, i materiale dovranno quindi essere riutilizzati, qualunque sia il settore industriale. La circolarità dell’economia è una leva economia notevole per le realtà aziendali anche se non sempre è chiaro in cosa consista e quali sono i vantaggi che può apportare. 

La legislazione europea, negli ultimi anni, si è occupata di circolarità attraverso il programma quadro Horizon 2020, definendo l’approccio circolare una priorità. In Italia la situazione sembrerebbe procedere a due velocità. Da una parte vi è una consapevolezza delle grandi opportunità che un’economia di questo genere può generare. Dall’altra parte, la normativa sembra bloccare questo processo di circolarità. Con la sentenza n.1229 infatti, si è deciso di accentrare a livello Ministeriale il potere di definire la cessazione della qualifica del rifiuto (End of Waste), che in precedenza era di competenza delle Regioni.

I principi della circolarità

  • Eco progettazione: un prodotto deve essere progettato per durare. Inoltre lo si deve dotare di caratteristiche che ne permettano, ove necessario, lo smontaggio o la ristrutturazione.
  • Produzione efficiente: macchinari e processi innovativi devono essere improntati verso una riduzione di materiale per la produzione del prodotto. In questo modo la percentuale di scarti sarà minima. 
  • Consapevolezza del consumo: il consumatore deve essere sollecitato a utilizzare quei prodotti più facili da riciclare una volta che raggiungono il fine vita. 
  • Raccolta/Reciclo: stimolare il mercato delle materie prime seconde ovvero le materie costituite da sfridi di lavorazione o da materiali derivanti dal recupero.
  • Energie rinnovabili:  utilizzare energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sui combustili fossili.
  • Approccio ecosistemico: avere una visione d’insieme e della relazione causa-effetto tra le diverse componenti.
  • Recupero dei materiali: sostituire le materie prime vergini con materie prime seconde proveniente dalla filiera di recupero, che mantegano inalterata la qualità.

Casi di successo di aziende italiane

CartaCrusca: Barilla+Favini

CartaCrusca è stata creata dalla Ricerca & Sviluppo di Barilla e di Favini, che hanno lavorato fianco a fianco per selezionare il residuo più adatto, purificandolo e micronizzandolo per renderlo compatibile con il tessuto fibroso della carta, arrivando a sostituire ben il 20% della cellulosa proveniente da albero con la crusca. Il risultato è una carta dal colore naturale, il cui ingrediente principale è percepibile a occhio nudo lungo tutta la superficie. 
Dalla collaborazione di Barilla e Favini, è nato quindi un nuovo packaging realizzato in ‘cartacrusca’, fatta da crusca non più utilizzabile per il consumo alimentare e presente al 17%.

Lavazza con Novamont e Politecnico di Torino

Oltre alla collaborazione con Novamont per la realizzazione della capsula biodegradabile in Mater Bi che, dopo un processo industriale, può diventare compost, Lavazza ha realizzato un altro progetto.
Si tratta della coltivazione di funghi dai fondi di caffè, un’idea ambiziosa possibile grazie al prezioso contributo del Politecnico di Torino e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Ferrero 

L’azienda di Alba ha scelto la nocciola come materia prima, utilizzando il 32% della produzione mondiale. Il problema era lo scarto che la lavorazione della nocciola comporta, infatti solo la metà di essa entra effettivamente a far parte del prodotto finito. Il 55% è praticamente composto solo dal guscio che, normalmente, diventa combustibile per la produzione di energia. Grazie a università e centri di ricerca, Ferrero ha iniziato ad estrarre dal guscio il 20% di una fibra prebiotica, l’Axos. A contraddisitunguerla sono: le proprietà antiossidanti, gli effetti benefici sul sistema immunitario, cardiovascolare e sul metabolismo dei lipidi.
L’azienda ha inoltre scoperto che anche  la pellicina che riveste il frutto contiene polifenoli preziosi nella guerra ai radicali liberi, alle malattie metaboliche e alla degenerazione cognitiva. In questo modo, sarà possibile fare rete tra settori merceologici diversi: dal settore food al  cosmetico e farmaceutico.

Orange Fiber

Una scoperta degna di nota quella della start up Orange Fiber che ha riutilizzato uno scarto e lo ha trasformato in una fibra tessile. Nello specifico, l’azienda ha realizzato e brevettato tessuti ecosostenibili di alta qualità a partire dagli scarti della lavorazione delle arance. L’innovazione non è passata inosservata tanto che già nel 2016 il brand ha avviato una collaborazione con Salvatore Ferragamo dal quale è nata la prima “Ferragamo Orange Fiber Collection”. 

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