Posted On 13 Ottobre 2022 By In News, Sostenibilità With 207 Views

La crisi energetica – parte II

L’Europa sta lottando per contenere una crisi energetica che non si vedeva dagli shock petroliferi degli anni ’70 e che potrebbe portare a blackout continui, fabbriche chiuse e contribuire a una profonda recessione. La crisi del gas ha messo anche in luce l’incapacità di attuare serie politiche di lungo periodo volte a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. L’attuale crisi sembra destinata a lasciarsi alle spalle un sistema radicalmente diverso, ma come sarà quel sistema rimane una questione aperta. In questo speciale proveremo a indagare le cause di questo stato di cose, i motivi della volatilità dei prezzi, gli effetti su aziende e funzione procurement, supply chain e logistica, e le contromisure adottate per rispondere alla crisi.

I mercati e il legame tra gas e elettricità

Il mercato “spot” energetico più importante, lo abbiamo imparato ormai, è la borsa di Amsterdam, dove si forma il Title Transfer Facility (TTF), ovvero l’indice di riferimento del gas europeo. Secondo l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) circa il 70% dei contratti di fornitura italiani prevedono un aggiornamento al Ttf, che dunque incide sui prezzi di vendita. Anche il prezzo nel mercato tutelato è stato fino a ora legato direttamente ai valori scambiati ad Amsterdam, che quest’estate è sembrata fuori controllo.

Ma oltre al Ttf importante è anche lo European Energy Exchange (Eex), il principale mercato di energia elettrica con sede a Lipsia. Entrambi i mercati, in questo periodo, sono stati criticati per la cattiva gestione e l’eccessiva speculazione sui futures. Continuiamo a vedere l’impatto dell’aumento dei prezzi sull’elettricità su imprese e consumatori, ciò perché è legata proprio al prezzo del gas, una delle principali fonti di produzione in Italia (come si vede nelle figure 1 e 2) e non solo.

Figura 1. Generazione di energia elettrica per fonte. Secondo i dati del 2021 il gas rappresenta ancora il 50% circa. Fonte: Ember

 

 

Figura 2. L’ energia elettrica generata dal gas. L’Italia ha ancora la percentuale più alta sia rispetto a Francia e Germania che alla media mondiale. Fonte: Ember

 

I consumi principali

Secondo la relazione annuale di ARERA, nel 2021 il consumo netto di gas naturale è aumentato di 5,6 miliardi di metri cubi, attestandosi a 74,1 miliardi di metri cubi (+8,1% rispetto al 2020). La crescita generalizzata ha riguardato tutti i settori: industriale (+ 9,7%), generazione termoelettrica (+5,8%), commercio e servizi (+6,3%), residenziale (+10,9%). Anche i trasporti, dopo il crollo del 2020 (-15,7%) sono tornati su livelli pre-Covid pari a circa 1,1 miliardi di metri cubi.

Figura 3. Consumi primari di energia. Fonte: Our World in Data

Il consumo globale di gas naturale dovrebbe però contrarsi leggermente nel 2022 e crescere lentamente nei prossimi tre anni, poiché la guerra della Russia in Ucraina spinge verso l’alto i prezzi e alimenta i timori di ulteriori interruzioni delle forniture, secondo l’ultimo Global Market Report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Sulla base del consueto aggiornamento trimestrale delle tariffe in tutela di Arera, per il quarto trimestre 2022 è previsto un notevole incremento del costo dell’energia elettrica per i consumatori, pari al 59%, che andrà a impattare sui conti delle imprese del terziario.

Prezzi e decoupling

Anche se nell’ultimo periodo è continuato a scendere, il prezzo attuale del gas resta comunque molto alto. Nel 2021 il prezzo sul Ttf sfiorava i 100 euro per megawattora. Negli anni precedenti il prezzo medio mensile relativo al mese di ottobre, rispettivamente, era stato di 15, 11 e 26 euro per gli anni 2020, 2019 e 2018. Attualmente si insiste molto sul decoupling, che permetterebbe a ogni fornitore di energia elettrica di stabilire il proprio prezzo, in base alle spese di produzione. Dato che le fonti rinnovabili, come l’eolico, il fotovoltaico e l’idroelettrico non hanno i costi delle centrali a gas, potrebbero offrire un prezzo inferiore per l’elettricità. Una misura da sostenere con investimenti significativi in rinnovabili, ma che potrebbe rendere il costo dell’elettricità più sostenibile. «Può essere necessario un intervento per svincolare i prezzi e incentivare le compagnie che puntano alla produzione di energia elettrica non da metano o fonti fossili ma da rinnovabili. Quindi il famoso decoupling tra costo del metano e costo dell’energia elettrica. Ma serve anche maggiore controllo sui comportamenti speculativi, più vigilanza», ha affermato Marco Giuliani, professore e presidente del corso di Laurea magistrale in Management della Sostenibilità ed Economia Circolare dell’Università Politecnica delle Marche.

 

 


Parte 1 – Le principali cause

Parte 3 – Impatto ed effetti sulle imprese

 

Fonti:

Arera, Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta, 2022

La crisi del gas è anche una crisi del sistema di pricing, Rivista Energia, marzo 2022

Ember, Countries and Regions, Italy, marzo 2022

Rai News, Il ruolo del TTF di Amsterdam e la crisi energetica, agosto 2022

B. Zeric, Perché il prezzo dell’elettricità dipende dal gas?, Wired Italia, agosto 2022

B. Zeric, Il prezzo del gas continua a scendere, ma non basta, Wired Italia, agosto 2022

M. Dell’Aguzzo, Chi critica (e perché) la borsa elettrica di Lipsia, settembre 2022

IEA, Gas Market Report, Q3-2022

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