Posted On 17 Marzo 2020 By In Supply Chain With 76 Views

L’impatto del Coronavirus sulle aziende italiane

impatto coronavirus aziende italiane

Cerved Rating Agency ha analizzato l’impatto del Coronavirus sulle aziende italiane attraverso lo studio “The impact of Coronavirus on Italian non-financial corporates” e “Gli impatti del COVID-19 sui ricavi delle imprese italiane”

Ad emergere è che 1 azienda su 10 fallirà se l’emergenza del Coronavirus non termina entro la fine dell’anno e che, sempre secondo Cerved Industry Forecast,  le aziende italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21.

Le aziende italiane si trovano ad affrontare un momento critico. Lo sviluppo del coronavirus potrebbe aggravare lo status dell’imprenditorialità e portare al ribasso l’economia proprio per il forte legame con la Cina soprattutto per il settore meccanico, turistico e dei beni di lusso. 

Si vivranno senza dubbio una serie di interruzioni nella catena di approvvigionamento dalla Cina e un calo della domanda nei settori in cui l’Italia contribuisce come ricambi auto fabbricati per aziende tedesche che esportano in Cina. Anche il turismo sta subendo contraccolpi – secondo Federalberghi i blocchi dei voli e i divieti di accesso hanno causato “una perdita netta in termini di presenze turistiche cinesi di quasi mezzo milione con € 1,6 miliardi delle entrate mancate nel 2020 per un settore che rappresenta oltre il 5% dell’intero PIL italiano”.

Allo stesso modo il settore fashion & luxury è debole sia dal punto di vista dei ricavi – perché la popolazione cinese rappresenta il 30% degli acquisti totali di beni di lusso italiani (dato del 2019) – sia dal punto di vista del reperimento di materie prime per i distretti italiani della moda. Infine il settore farmaceutico, se da una parte la domanda di medicinali è costante, dall’altra il problema di import/export di prodotti medici dalla Cina è concreto. 

Possibili scenari dell’impatto del coronavirus sulle imprese italiane

Come anticipato, 1 azienda su 10 fallirà se l’emergenza del Coronavirus non termina entro la fine dell’anno e le aziende italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21. La contrazione sarà particolarmente violenta nell’anno in corso soprattutto per le strutture ricettive e la filiera dell’automotive. Nel 2021, invece, è previsto un “rimbalzo” che riporterebbe i ricavi vicini e, in alcuni casi, al di sopra dei livelli del 2019, ma le perdite sarebbero comunque rilevanti considerato che quest’anno ci si attendeva una crescita dell’1,7% e il prossimo del 2%.

Le conseguenze sono già piuttosto evidenti: rallentamenti nella produzione, chiusure temporanee e calo dei margini. L’analisi ha preso come riferimento due possibili scenari, uno soft e uno hard. Il primo presuppone che l’emergenza globale scompaia in circa 3-6 mesi con un impatto limitato sia sull’economia globale che su quella italiana. Il secondo considera l’evoluzione della malattia in condizioni estreme ma plausibili, in cui l’emergenza globale si sta trasformando in crisi pandemica che dovrebbe essere sotto controllo in non meno di 6 mesi con un impatto pesante e diffuso sia sul e l’economia italiana. 

Entrambi gli scenari sono stati applicati al portafoglio di simulazione, circa 25.000 rating che rappresentano il settore delle aziende italiane. Le ipotesi parlano di un calo della produzione e contrazione della domanda a cui aggiungere un peggioramento del capitale circolante netto e un aumento dei debiti finanziari.

Alle condizioni attuali la probabilità di default (PD) è pari al 4.9% (valore medio e punto di partenza di applicazione degli scenari). Nello scenario soft, la PD media stimata nell’intervallo considerato sale a 6.8%, con variazione per settore tra il 2.7% e il 10.6%.

Scenario hard

Nello scenario hard, la probabilità di default media stimata nell’intervallo considerato arriva al 10.4%, con variazione per settore tra il 7.5% e il 15.4%. Questo notevole aumento del rischio deriva dalla particolare severità dello scenario, in cui si ipotizza una pandemia con effetti annessi gravi e duraturi. 

Cerved ha stimato che le imprese cosiddette “a rischio” aumenterebbero dell’8% nel caso soft e addirittura del 26% nel caso hard, con conseguenze quasi imprevedibili per il tessuto economico locale e nazionale, con inevitabili fallimenti e chiusure delle aziende coinvolte.

I sostegni pubblici non si faranno attendere per le imprese, famiglie e la tenuta dei mercati finanziari. 

 

 

Lascia un commento