Posted On 5 Marzo 2020 By In Supply Chain With 323 Views

Parola della settimana: Emissioni CO2

la parola della settimana

Già da qualche mese ormai non si parla d’altro. Il coronavirus sta registrando un impatto negativo su tutti i fronti, da quello sanitario a quello economico. Eppure la settimana scorsa è comparsa sui giornali una buona notizia, la prima direttamente collegabile alle conseguenze della diffusione del virus. Le emissioni di CO2 in Cina si sono ridotte notevolmente. 

Le emissioni di anidride carbonica sono state tagliate di circa 100 milioni di tonnellate metriche e il consumo di carbone si è annullato, questo è quello che evidenzia  un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), in Finlandia, pubblicata sul sito carbonbrief.org. Tra i motivi di tale riduzione, da una parte, la chiusura totale delle fabbriche e, dall’altra, la riduzione drastica delle attività industriali. A questo si è aggiunta anche una diminuzione del traffico, normalmente molto intenso,  che ha permesso un miglioramento della qualità dell’aria. Rispetto allo stesso periodo nel 2019, inoltre, il consumo di petrolio e di carbone si è assestato a un -25%.

Una fase transitoria?

Ma a quanto pare sembra trattarsi di una fase transitoria, a detta degli ambientalisti di Greenpeace China.  Il  blocco e di calo della produzione che la Cina sta vivendo, non appena l’emergenza sarà passata, verrà ricompensato con ritmi di lavoro più veloci che porteranno la situazione a prima del Covid-19. 

Ogni inverno, in vista del capodanno cinese, si registra di norma un calo del 50% nell’utilizzo del carbone proprio perché le aziende e tutte le attività in occasione dei festeggiamenti si fermano per 7 giorni. Quello che stiamo vedendo è la conseguenza evidente di uno stop prolungato di una nazione.  Secondo le stime le misure per contenere il virus hanno comportato un decrescere della produzione dal 15% al 40% nei settori industriali chiave.

 

 

Ultime news su emissioni di CO2

I satelliti di monitoraggio dell’inquinamento della NASA e dell’Agenzia spaziale europea (ESA) hanno rilevato riduzioni significative del biossido di azoto (NO2) sulla Cina, un gas nocivo emesso da autoveicoli, centrali elettriche e impianti industriali. Sembrerebbe che il cambiamento sia, almeno in parte, correlato al rallentamento economico dovuto allo scoppio del coronavirus. I dati sono stati raccolti dallo strumento di monitoraggio troposferico (TROPOMI) sul satellite Sentinel-5 dell’ESA. Un sensore correlato, lo strumento di monitoraggio dell’ozono (OMI) sul satellite Aura della NASA, ha effettuato misurazioni simili. 

Secondo gli scienziati della NASA, la riduzione dell’inquinamento da NO2 è stata inizialmente evidente vicino a Wuhan, poi si è diffusa in tutto il paese. Si tratta della prima volta in cui si nota un calo così drammatico su un’area così ampia per un evento specifico. 

In un’analisi preliminare, i ricercatori della NASA hanno confrontato i valori di NO2 rilevati dall’OMI nel 2020 con gli importi medi rilevati in questo periodo dell’anno dal 2005-2019. Nel 2020, i valori di NO2 nella Cina orientale e centrale erano significativamente più bassi (dal 10 al 30% in meno) rispetto a quanto si osserva normalmente per questo periodo di tempo. Quest’anno, il tasso di riduzione è più significativo rispetto agli anni passati ed è durato più a lungo. 

In Lombardia

Le misure di contenimento del virus hanno indirettamente reso l’aria di Milano e della Regione più respirabile, promuovendo un esempio di smart city che funziona, e anche bene. Infatti sul sito dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, dal 17 febbraio al 24 febbraio il livello di PM10, un insieme di polveri causate principalmente da processi di combustione a Milano e in tutta la Lombardia, è parzialmente diminuito. Un ruolo rilevante lo ha avuto indubbiamente il ricorso massiccio allo smart working che ha liberato le strade dalle macchina e dal traffico e che si è messo in luce come una soluzione benefica da applicare anche una volta che l’emergenza sarà passata.  A questo si aggiunge anche lo smart learning che in questi giorni sta facendo discutere sulla reale situazione italiana nell’ambito dell’istruzione digitale. Siamo pronti per una scuola più innovativa e digitale?

Cosa possiamo aspettarci? La situazione, una volta debellato il coronavirus, tornerà come prima o avremo fatto dei passi concreti verso una smart city meno congestionata, meno inquinata e più sostenibile?

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