L’intelligenza artificiale è già entrata nel portafoglio acquisti delle aziende. Il problema è che spesso non entra da una porta sola. Può essere incorporata in una piattaforma software, acquistata attraverso un servizio cloud, introdotta da una società di consulenza o scelta direttamente da una business unit attraverso un’applicazione verticale.
Il risultato è una spesa distribuita tra categorie, contratti e budget differenti, che rischia di crescere più rapidamente della capacità dell’organizzazione di governarla. È proprio da questa considerazione che Gartner, in una ricerca pubblicata nell’agosto 2026, invita i Chief Procurement Officer a trattare l’AI come un dominio specifico di category management, anziché considerarla semplicemente una componente della tradizionale spesa IT.
Una categoria che attraversa tutta l’azienda
Secondo Gartner, le aziende stanno acquisendo capability AI attraverso software, piattaforme cloud, infrastrutture, servizi di consulenza, applicazioni con AI incorporata e acquisti effettuati direttamente dalle business unit. A questi si aggiungono assistenti e agenti autonomi, destinati progressivamente a entrare nelle attività quotidiane delle organizzazioni.
Il rischio è una crescente frammentazione: strumenti e contratti diversi possono svilupparsi in punti differenti dell’impresa senza una visione unitaria degli investimenti. Gartner raccomanda quindi di creare una visibilità a livello aziendale su capability AI, spesa, fornitori e use case, definendo standard comuni per acquisto, governance, data rights e gestione del rischio.
Per il procurement il primo passo potrebbe essere proprio questo: costruire una mappa dell’AI già presente nell’organizzazione, individuando chi la sta acquistando, attraverso quali provider, per quali attività e a quale costo.
Comprare AI richiede nuovi criteri
La questione, però, non riguarda soltanto la visibilità sulla spesa. Acquistare una soluzione AI significa affrontare variabili che vanno oltre il tradizionale confronto tra prezzo, performance e SLA.
Una delle principali riguarda i dati: quali informazioni aziendali vengono utilizzate dal sistema, come vengono gestite, quali diritti mantiene il provider e cosa accade alla fine del contratto? Gartner segnala proprio la presenza di protezioni non uniformi sui data rights tra le criticità che le imprese devono affrontare nella gestione degli acquisti AI.
C’è poi il tema della dipendenza dal fornitore. Più una soluzione viene integrata nei workflow aziendali, più può diventare complesso sostituirla. La valutazione economica deve quindi considerare non soltanto il costo iniziale, ma anche le conseguenze future delle scelte tecnologiche e contrattuali.
Sono questioni che richiedono la collaborazione di procurement, IT, legal, cybersecurity, risk, data governance, HR e business. In questo ecosistema Gartner assegna al procurement un compito preciso: portare visibilità, governance e disciplina commerciale tra stakeholder differenti.
Build, buy o blend?
Un’altra decisione destinata a diventare sempre più rilevante riguarda il build, buy or blend: acquistare una capability AI dal mercato, svilupparla internamente oppure combinare le due strade.
Gartner ha dedicato una ricerca specifica a questa scelta nell’aprile 2026, sottolineando come, mentre i provider di procurement technology sviluppano rapidamente nuove funzionalità AI, alcune organizzazioni stiano scegliendo di costruire internamente soluzioni più vicine alle proprie esigenze.
La decisione non riguarda soltanto la tecnologia. Significa anche stabilire dove l’azienda vuole mantenere competenze e conoscenza e dove, invece, è disposta ad affidarsi a un provider esterno. Con la diffusione degli agenti AI, questo confine potrebbe diventare ancora più importante, perché ciò che viene acquistato non sarà sempre semplicemente uno strumento, ma una capacità in grado di svolgere parte del lavoro.
Una nuova responsabilità per il CPO
Gartner sintetizza questo passaggio invitando i CPO a gestire le capability AI, non soltanto i fornitori. È probabilmente l’aspetto più interessante di questa evoluzione.
La category strategy dell’AI dovrà mettere insieme spesa, fornitori, rischio, dati e risultati di business, misurando gli investimenti anche rispetto all’impatto sull’organizzazione e sul lavoro.
Per i CPO si apre quindi uno spazio nuovo. Non si tratta soltanto di negoziare meglio contratti e licenze, ma di contribuire a decidere quali capacità l’impresa vuole possedere internamente, quali acquistare dal mercato e quali affidare progressivamente a sistemi intelligenti.
Prima ancora di chiedersi quanto investire nell’AI, per molte aziende potrebbe quindi essere utile rispondere a una domanda più semplice: quanta AI stiamo già comprando e sappiamo davvero da chi?



