Acquistare un prodotto che contiene materiale riciclato non basta per parlare di circular procurement. La trasformazione comincia prima dell’ordine, quando il buyer si interroga sulla necessità stessa dell’acquisto, sulla durata del prodotto, sulle possibilità di ripararlo e riutilizzarlo e sulla responsabilità che il fornitore dovrà assumersi alla fine della sua vita utile.

È questo il cambio di prospettiva proposto dalla Circular Public Procurement Guidance Note, pubblicata dalla Banca europea per gli investimenti il 1° settembre 2026. La guida accompagna il buyer lungo l’intero ciclo di procurement, dalla pianificazione e dal confronto con il mercato alla gara, fino alla gestione del contratto e al monitoraggio delle performance.

La circolarità, quindi, non può essere ridotta all’inserimento di qualche criterio ambientale in un capitolato. Deve entrare nella progettazione dell’acquisto e influenzare le decisioni prese prima ancora di definire il prodotto da mettere a gara.

Europa, solo il 12,2% dei materiali è circolare

Secondo Eurostat, nel 2024 appena il 12,2% dei materiali utilizzati nell’Unione europea proveniva da materiali riciclati. È il valore più alto mai registrato, ma la crescita resta lenta. Rispetto al 2023 l’incremento è stato di appena 0,1 punti percentuali e rispetto al 2015 di un solo punto.

La media europea nasconde inoltre forti differenze tra Paesi. I Paesi Bassi guidano la classifica con un circular material use rate del 32,7%, seguiti dal Belgio con il 22,7%. Al terzo posto si trova l’Italia, con il 21,6%.

Il dato italiano supera di quasi dieci punti la media dell’Unione e assume particolare rilievo mentre l’Europa cerca di aumentare l’utilizzo delle materie prime seconde. Recuperare materiali, però, non basta. Serve una domanda capace di riportarli nei cicli produttivi.

Il procurement può creare il mercato

È qui che il procurement può assumere un ruolo decisivo. Un’economia circolare non ha bisogno soltanto di imprese capaci di recuperare materiali e componenti. Ha bisogno di organizzazioni disposte ad acquistarli e di processi di procurement che ne rendano possibile l’utilizzo.

Quando una grande organizzazione introduce requisiti relativi al contenuto riciclato, alla disponibilità dei ricambi, alla durata, alla riparabilità o al recupero dei componenti, genera un segnale di domanda al quale i fornitori possono rispondere investendo in nuovi prodotti e modelli di business.

Il procurement può quindi agire come market maker. Il buyer non si limita più a verificare quanto sia sostenibile ciò che il mercato offre, ma contribuisce a orientare ciò che il mercato avrà interesse a sviluppare.

Cinque domande prima dell’ordine

La prima domanda è anche la più radicale: abbiamo davvero bisogno di acquistare un prodotto nuovo? Estendere la vita utile di un bene, ripararlo o riutilizzarlo può produrre un impatto maggiore rispetto alla sua sostituzione con un prodotto nuovo semplicemente più sostenibile.

La seconda riguarda il modello di acquisto. È necessario possedere il bene oppure possiamo acquistare la funzione che svolge? Product-as-a-service, leasing, pay-per-use e contratti basati sulle performance possono creare incentivi economici alla durata, alla manutenzione e al recupero dei prodotti.

Il buyer deve poi capire che cosa il mercato sia realmente in grado di offrire. Il confronto con i fornitori prima della gara permette di individuare le soluzioni disponibili e di evitare requisiti che rischino di limitare eccessivamente la concorrenza.

La quarta domanda riguarda la misurazione. Contenuto riciclato, vita utile, disponibilità dei ricambi, riparabilità, componenti recuperabili e sistemi di take-back devono diventare parametri verificabili. La sostenibilità entra realmente nel procurement quando può essere specificata, confrontata e misurata.

Infine c’è il contratto. Un requisito inserito nella RFP produce poco valore se viene dimenticato dopo l’aggiudicazione. Gli obiettivi di circolarità devono quindi entrare nei KPI di supplier performance e nel contract management.

Dal green procurement al circular procurement

La differenza tra green procurement e circular procurement cambia profondamente il modo di costruire l’acquisto.

Il green procurement cerca generalmente il prodotto con il minore impatto ambientale capace di soddisfare un bisogno già definito. Il circular procurement mette in discussione anche quel bisogno.

Prima di chiedersi quale prodotto acquistare, il buyer deve chiedersi se sia necessario acquistarlo, se serva davvero nella quantità prevista, quanto a lungo potrà essere utilizzato e se esista un modello diverso per ottenere lo stesso risultato.

La circolarità sposta così l’attenzione dal prodotto alla gestione delle risorse e modifica il segnale che il procurement invia ai fornitori.

In un’Europa nella quale soltanto il 12,2% dei materiali utilizzati rientra nell’economia attraverso il riciclo, il procurement può diventare uno dei punti nei quali la circular economy passa dagli obiettivi alle scelte economiche concrete.

Attraverso specifiche, criteri di valutazione, modelli contrattuali e KPI, il buyer può contribuire a costruire la domanda necessaria a far crescere il mercato delle soluzioni circolari. Ed è proprio qui che la circular economy smette di essere soltanto un obiettivo ambientale e diventa domanda di mercato.