Posted On 5 Aprile 2019 By In News, Supply Chain With 82 Views

Supply chain, dieci trend da considerare per il 2019

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In base agli eventi dello scorso anno, un report indica alcuni rischi nella gestione dell’approvvigionamento a livello globale

Il rischio nelle supply chain globali sta diventando sempre più complesso, come dimostra l’aumento delle segnalazioni di eventi che hanno causato una disruption. L’Annual Risk Report 2018 di Dhl Resilience360, partendo dagli eventi più critici del 2018, ha previsto dieci trend riguardanti le supply chain ai quali bisognerebbe prestare attenzione nel 2019. Di seguito  la prima parte.

1. Le guerre commerciali guideranno una riorganizzazione della rete manifatturiera.

Le tensioni nel commercio globale hanno causato l’imposizione di nuovi dazi su una vasta gamma di prodotti di consumo e di componenti industriali.

Non si tratta solo del conflitto tra gli Stati Uniti e la Cina: altri paesi e regioni, tra cui l’Unione europea, sono stati coinvolti. In risposta a queste tensioni le aziende hanno cominciato a modificare le proprie supply chain. A giugno 2018 Harley Davidson ha annunciato che la produzione destinata ai mercati Ue sarebbe stata spostata dalle fabbriche statunitensi a sedi in Brasile e Thailandia.

Il report prevede un’accelerazione di questa tendenza nel 2019, soprattutto se Cina e Usa dovessero introdurre nuove tariffe o Regno Unito e Unione europea non riuscissero a trovare un accordo sulla Brexit.

2. La crescita della domanda e un approvvigionamento fragile creeranno carenze di materie prime.

La produzione di materie prime, essendo distribuita sulla supply chain globale, è vulnerabile alle interruzioni causate da picchi della domanda o da colli di bottiglia nella produzione.

Per esempio, i fornitori di plastica, negli ultimi mesi, hanno sottolineato la scarsità di alcuni materiali in poliammide, a sua volta collegata alla mancanza di reperibilità di adiponitrile (ADN), un composto chimico prodotto in soli cinque stabilimenti al mondo. Problemi operativi in questi ultimi hanno avuto ripercussioni nei settori automotive, tessile, elettronico e degli imballaggi.

Stanno destando crescenti preoccupazioni le materie prime contenute nelle batterie agli ioni di litio, usate in una vasta gamma di prodotti che va dai telefoni cellulari alle auto elettriche. La domanda di litio è destinata a crescere significativamente e la supply chain del cobalto, che viene estratto per i due terzi in Congo, potrebbe subire una crisi a causa dell’instabilità nella regione.

Per far fronte a questo rischio, alcuni produttori come Apple hanno iniziato ad acquistare direttamente il cobalto per conto dei propri fornitori di batterie.

3. I richiami di prodotto e i timori sulla sicurezza metteranno sotto esame la qualità.

I richiami di prodotto in ambito farmaceutico sono quasi raddoppiati tra il 2017 e il 2018, mettendo in luce il fatto che la qualità, in un settore così fortemente regolamentato, sta diventando un problema globale, perché le aziende comprano più materiali essenziali, come i principi attivi, da produttori delle economie emergenti.

Dopo il richiamo di alcuni medicinali per il trattamento dell’ipertensione  legati a fornitori indiani o cinesi, sono aumentate le preoccupazioni sulla debolezza dei controlli in queste regioni.

Al contrario, la Cina è oggi il secondo mercato farmaceutico al mondo e le aziende straniere che vogliono entrarvi devono sottostare ai requisiti normativi unici della China Food and Drug Administration (Cfda).

4. Aumenterà l’impatto del cambiamento climatico.

È probabile che il cambiamento climatico continui ad avere effetti di ampio raggio sulle supply chain globali, così come è stato nel 2018. L’aumento delle temperature globali è esacerbato dall’effetto di El Niño, che produce un riscaldamento periodico delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico.

Un’atmosfera più calda è causa di una serie di problemi come le siccità, periodi di piogge intense, tempeste tropicali e incendi boschivi. La scarsità idrica ha avuto un impatto sulle supply chain europee nel 2018, poiché il livello più basso delle acque ha messo in crisi la navigazione interna. Nel lungo periodo, tuttavia, il cambiamento climatico può aumentare il rischio di inondazioni e di scenari meteorologici estremi.

5. Chi inquina dovrà pagare in base a norme ambientali più stringenti.

Le autorità mondiali stanno introducendo nuove norme per contrastare il cambiamento climatico, la qualità dell’aria e altre forme di inquinamento dell’ambiente.

Ci si aspetta che gli effetti più significativi di queste politiche si avranno in Cina, dove sono state introdotte regole severe per ridurre le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Tra queste, arresti forzati della produzione e chiusure di impianti. Beijing ha introdotto recentemente un approccio più flessibile, per il quale le autorità locali possono adattare le misure ai livelli di emissioni locali; diversi settori, come quello dell’alluminio, dell’acciaio e del cemento, dovranno tuttavia affrontare controlli più stretti.

Nel 2019, le norme potrebbero venire estese a un range di settori più ampio in tutta l’Asia. A gennaio, le autorità tailandesi hanno bloccato i lavori di costruzione di una ferrovia a Bangkok per una settimana a causa dello smog.

Un altro settore che potrà subire regolamentazioni è il trasporto su camion, a causa delle emissioni di ossidi di azoto. A Singapore le industrie che producono più di 25mila tonnellate di emissioni gas serra all’anno saranno soggette a una nuova carbon tax.

Anche il settore del riciclo subirà dei cambiamenti, soprattutto perché altre aziende nel Sud-Est asiatico seguiranno l’esempio della Cina nella chiusura all’importazione di rifiuti. I paesi che producono molti rifiuti in Europa o altrove saranno costretti ad accelerare lo sviluppo di una capacità di riciclaggio interna.

Leggi qui gli altri cinque trend.

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